sabato 11 luglio 2015

La rivolta degli Alpini ad Aosta del 25 e 26 novembre 1915 Terza parte


Elaborazione fotografica a partire da un documento inviato il 27 novembre 1915
Le relazioni stilate in seguito alle indagini compiute sulla rivolta degli Alpini ad Aosta del 25-26 novembre 1915, rendono evidente l'attenzione delle autorità militari e civili per la tenuta dell'esercito a pochi mesi dalla dichiarazione di guerra all'Impero Austroungarico e per quello che un settore ritenuto importantissimo nel quadro più generale dalla guerra: il fronte interno. Ricordiamo che Il Regno d'Italia era entrato in guerra non in un clima di concordia nazionale, ma dopo mesi attraversati da divisioni e scontri di piazza che alcuni studiosi ritengono essere l'anticipazione di un intero ciclo storico che solo in parte si concluderà con la fine della Seconda Guerra Mondiale e del fascismo. 
Artiglieri italiani sotto il fuoco nemico, illustrazione tratta da Le Pays de France 1915

La prima relazione sugli avvenimenti di Aosta è del  Tenente Generale Comandante la Divisione Territoriale, Generale Saverio Nasalli. Il documento, definito "riservatissimo", è inviato da Novara il 27 novembre 1915; l'alto ufficiale è giunto ad Aosta verso le 15 del 26. "Smontato alla caserma Alpina (piazza d'Armi)" scrive "trovai il servizio alla porta regolarmente ristabilito, la guardia si schierò com'era prescritto ecc. ecc., solo indizio del disordine parecchi vetri infranti nella facciata della Caserma e la lampadina elettrica dell'ingresso abbattuta...Alle 15, dei 405 designati a partire, mancavano circa un centinaio, ma ancora se ne andavano presentando alla spicciolata, lasciando in bianco il numero finché avessi cifrato tutto il lungo telegramma, al momento di spedirlo avrei notificato che i mancanti erano 18 (dei quali una piccola parte, dell'alta Valle d'Aosta, si sapeva che erano partiti con l'automobile postale e ordine era stato telegrafato ai Carabinieri di arrestarli)." Apprendiamo qui che tra i coinvolti nell'ammutinamento, ci sono anche dei  valdostani che forse hanno cercato di raggiungere le loro case nei villaggi dell'alta Valle. Coloro che sono rientrati in caserma sono calmi, alcuni intontiti dall'effetto "ritardatario del vino", altri, tristi e spaventati dopo un eccesso, scrive l'ufficiale, di cui si cominciano a capire le conseguenze.  Il comportamento degli ufficiali è stato nel complesso buono, ma di alcuni si sottolinea l'inesperienza. "Il Tenente Colonnello Conti Comandante del Deposito fu all'altezza della situazione. Partì con Maggiore, appena promosso, Gagliardi, convalescente a Ivrea e recante ancora i distintivi di capitano (noto nel reggimento per due medaglie al valore) e coi due migliori sottotenenti che aveva disponibili, e appena giunto rimise l'ordine nelle due caserme...coordinò l'opera degli ufficiali di Aosta, che non era stata deficiente ma disordinata e non molto efficace per mancanza ancor più di pratica e di autorevolezza per impulso centrale." Viene escluso il complotto."Occorre premettere che gran parte dei 400 partenti erano già stati al fronte e ne erano tornati feriti, alcuni anche due volte e V.E. probabilmente sa come sia intimo pensiero, non solo degli alpini, ma, a quel che dicono i medici e la Croce Rossa, di tutti i militari feriti, che un soldato ferito ha pagato il suo tributo e che quindi egli non è più tenuto ad altro. (Constato naturalmente, comprendo anche, ma non approvo)." 
Aosta, Piazza della Repubblica. Nel 1915 questo luogo, posto fuori dalla cittadina, si chiamava Piazza d'armi e qui sorgevano le caserme da cui partì la rivolta degli Alpini
La constatazione, la comprensione e la dovuta disapprovazione dell'ufficiale rientrano in un atteggiamento mentale prudente di chi ormai ha capito che la guerra non sarà così breve come è stato promesso e come in molti continueranno a sostenere. L'accenno alla Croce Rossa è interessante perché si cerca di entrare nella psicologia del soldato, un essere pensante che invece dovrebbe essere spogliato del tutto della sua personalità. Ci riferiamo alle idee di Cadorna su come dovesse essere organizzato l'esercito e alle riflessioni di Padre Agostino Gemelli, analizzate dallo storico Antonio Gibelli in "L'officina della guerra", Ed. Bollati-Boringhieri. Il vino gioca parte importante nella rivolta. "Pochi avvinazzati, poco buoni soldati e più malcontenti, manifestarono ad alta voce questo sentimento che trovò un'eco facile e consentaneo negli altri non meno avvinazzati e in breve tempo la collera del vino si sviluppò ad alta tensione." Al di là del vino, c'è sicuramente qualcosa che cova nell'animo dei soldati; l'ufficiale descrive le misure preventive che però non evitano il malcontento."La truppa, come pratica sempre il 4° Alpini, per evitare il prolungarsi di una situazione che si risolve nelle grandi bevute e nelle ubriacature negli alpini e in Piemonte, era stata avvisata della partenza il giorno stesso dopo una marcia. La partenza doveva avvenire alle ore 6 del mattino del 26 e la sveglia alle ore 3. Alla ritirata mancavano 150 individui." E' questo il momento in cui scatta la rivolta."L'ufficiale di servizio che andava e veniva fra le due Caserme, un Ufficiale del Battaglione di M.T. che notò dei gruppi, il Maresciallo dei R.R. C.C.  con qualche milite, avviarono con qualche difficoltà circa 100 alle caserme. Verso la mezzanotte un gruppo di circa 50 aveva cominciato a gridare abbasso la guerra e che era composto dai più avvinazzati, affrontati da pattuglia all'arma (per la quale gli alpini hanno marcata antipatia) si ribellò alle ingiunzioni e qualcuno estrasse anche la sciabola baionetta con minacce che ieri si dicevano verbali ma che non stupirei risultassero poi anche materiali. L'ufficiale di servizio accorso, tentò anch'egli di vincere i riottosi ma questi abbandonato l'Ufficiale si portarono in gruppo alla caserma alpina e si precipitarono in massa urlando, ed impadronitisi degli alpenstock, bastonando i meno pronti, obbligarono gli altri ad alzarsi e uscirono con loro. Una volta usciti si sviluppò questa follia inevitabile in una massa di 400 individui ubriachi di cui alcuni ubriachi fradici. Ruppero i vetri della facciata, nell'uscire in frotta rovesciarono la garitta della sentinella e portatisi in città ruppero un lastrone di un negozio e due vetri della Sotto prefettura (questo lo seppi dopo spedito il telegramma) e tentarono, ma invano, di far riaprire le osterie battendo violentemente a quelle porte e a quelle anche di cittadini più disgustati che impauriti. Mentre il chiasso svegliava gli ufficiali alloggiati alla "Corona", ufficiale di servizio vistosi impotente da solo era corso a svegliare il capitano di fanteria Ponti Consegnatario del Magazzino che primo affrontò gli ammutinati senza alcun risultato ma senza ricevere alcuna offesa. Gli altri ufficiali intervennero pure, ma l'impressione mia è che al primo momento tutti persero alquanto la testa compreso il sottoprefetto e ciò produsse i telegrammi allarmanti ricevuti, pei quali la città pareva preda di rivoltosi. L'inchiesta potrebbe ancora rivelare qualche parziale deficienza negli ufficiali, ma la mia impressione è che vi fu inesperienza da parte loro e inefficacia dovuta alla poca autorevolezza, necessaria per tutte le truppe ma più per queste, speciali per carattere e abitudini locali." L'ammutinamento assume così i caratteri di una rivolta spontanea che non sembra avere alcuna testa politica furochè l'idea di non voler più tornare in trincea. I soldati sanno cosa li aspetta e la rabbia si manifesta nel solo modo possibile: la disobbedienza a giovani ufficiali mal addestrati e freschi di nomina, l'astio nei confronti dei carabinieri, la devastazione dei simboli di tutto ciò che è militare e, in primo luogo, la caserma. 
Elaborazione fotografica a partire dal documento inviato il 27 novembre 1915
Le ultime righe del rapporto contengono una constatazione di tipo militare sulla guerra in corso e un'altra di carattere politico. "Credo per ultimo far osservare che il 4° Alpini passa in paese e fra i soldati per il reggimento che ha avuto le maggiori perdite fra tutti i reggimenti alpini. Si dice insistentemente che il Reggimento abbia avuto 8.000 fra morti, feriti, dispersi (non credo sia la cifra esatta, ma so che la cifra vera è molto elevata). Le perdite essendo locali come i soldati... questo discorso ripetuto in ogni conversazione ribadisce nei soldati e anche famiglie il falso concetto che il ferito abbia pagato un contributo non rinnovabile. Malgrado ciò l'elemento Valdostano non avrebbe fatto nulla se ad esso non fossero mescolati operai del Biellese di cattivo spirito militare e anche quelli di Aosta. Questa è convinzione degli ufficiali, di cui nessuno è valdostano, e mia.". *
Nella quarta e ultima parte di questa serie di post dedicati agli avvenimenti aostani del novembre 1915, esamineremo la relazione stilata dal Commissario di P.S. Tabusso in cui sono esaminate la situazione politica ad Aosta e il trattamento degli Alpini nelle caserme.
*Archvio Centrale dello Stato Presidenza del Consiglio dei ministri "Aosta-Ammutinamento del 4° reggimento"

mercoledì 8 luglio 2015

La rivolta degli Alpini ad Aosta 25 e 26 novembre 1915 Seconda Parte

I documenti  che riguardano la rivolta degli Alpini ad Aosta nella notte tra il 25 e il 26 novembre del 1915, ci consentono di ripercorrere le fasi dell'avvenimento e in questo secondo capitolo del nostro racconto, iniziamo ad esaminarli a partire dalle prime notizie.
Elaborazione grafica a partire da uno dei telegrammi inviati al Ministero degli Interni il 26 novembre 1915
Il primo telegramma è del 26 novembre ed è ricevuto al Gabinetto del Ministro dell'Interno alle ore 18,15, giunge da Aosta ed è inviato alle ore 15,15.
"Circa 300 sodati 4° reggimento Alpini ivi distaccati destinati partire stamane per ignota direzione ammutinatisi rimasero sera fuori caserma dopo ritirata - Ore 24 improvvisamente formossi tra loro dimostrazione al grido: abbasso la guerra! -   percorsero vie città commettendo atti teppistici - Intervenuta arma diretta sottoscritto - stante eccessivo numero dimostranti armati fu conveniente ritirarsi per evitare gravi conseguenze - rimandata partenza prese disposizioni per effettuarla garantendo ordine pubblico - al momento calma perfetta - sottotenente Pierantoni".  
Il grido, "politico", di "abbasso la guerra!" urlato dai dimostranti e il fatto che vengano definiti armati sottolineano la gravità della situazione.
Il secondo telegramma è inviato dal Prefetto di Torino Verdinois sempre al Gabinetto del Ministro dell'Interno alle ore 19,25 del 26.
"Di circa quattrocento alpini che d'Aosta dovevano ripartire all'alba per il fronte e che questa notte si sono ribellati attualmente rimangono fuori caserma solo una trentina - Tutti gli altri essendo rientrati - Alcuni alpini recaronsi questa notte nella stazione ferroviaria rovesciando materiale sui binari - Danni lievissimi non perturbarono servizio - Ad ogni buon fine ho provveduto per la partenza di altro rinforzo di carabinieri - Città Aosta mantiensi calma insano tentativo Prefetto Verdinois".
Elaborazione grafica a partire dal secondo telegramma inviato dal Prefetto di Torino Verdinois
Un terzo telegramma, sempre di Verdinois, é inviato il 26 alle ore 20,30 e ricevuto alle 22,35.  "alpini  con forte scorta dei carabinieri sono partiti poco fa da Aosta con treno speciale per la zona di guerra Al momento della partenza sono stati trattenuti in arresto una quindicina di alpini ritenuti caporioni della ribellione -  sono stati pure trattenuti in arresto altri due o tre che hanno emesso grida di -viva l'Austria-".
Ancora un telegramma di Verdinois del  27, inviato alle ore 15,45 e ricevuto alle 19,15.
"i primi accertamenti tenderebbero ad escludere l'ipotesi di opera di estranei nell'ammutinamento del reparto degli alpini- Costoro appartenenti ai circondari di Biella é vero erano dolenti di dover tornare in guerra senza aver riveduto le loro famiglie ed irritati che i soldati di fanteria rimanessero ad Aosta  cui le proteste che forse anche per le copiose libazioni fatte dagli alpini durante la sera di giovedì...non rientrarono in caserma all'ora della ritirata degenerarono poi in aperta e grave ribellione -  La popolazione valdostana è dolente del fatto che può menomare la sua reputazione mentre gli ammutinati appartengono ad altra provincia". 
L'informazione del Prefetto contiene un dato importante: gli alpini non vogliono essere i soli a fare la guerra, chiedono che anche quelli di stanza territoriale ad Aosta vadano al fronte. E' un elemento di divisione e di guerra fra poveri che si inserisce tra i soldati. Il fatto che i soldati siano per la maggior parte del biellese verrà sottolineato anche altre relazioni. 
Il Presidente del Consiglio Antonio Salandra

In seguito ai fatti di Aosta si muove il Presidente del Consiglio Salandra che invia un telegramma a Verdinois. Il fascicolo conservato presso l'Archivio Cebtrale dello Stato (Presidenza del Consiglio dei Ministri) contiene la copia autografa del messaggio di Salandra e viene spedito il 27 novembre alle ore 10,22. "Verrà da Lei tenente Bellomia sostituto avvocato fiscale incaricato costà di un'importatane istruttoria militare. La prego trasmettermi le comunicazioni che egli le farà. La consegna agire assoluta riserva e non ammette ... diretta ingerenza autorità di polizia. Salandra". Dalla calligrafia, non sempre chiara, di Salandra scaturisce il contrasto tra i differenti corpi dello stato: assoluta riservatezza da parte dei militari e niente ingerenze delle autorità di polizia. 

lunedì 6 luglio 2015

La rivolta degli Alpini ad Aosta 25 e 26 novembre 1915 Prima parte

Il fascicolo conservato presso l'Archivio Centrale dello Stato. Le immagini dei documenti in esso contenuti non saranno pubblicate in quanto su di esse gravano dei diritti di pubblicazione.

Un episodio sconosciuto avvenuto ad Aosta durante la Prima Guerra Mondiale e citato  brevemente in studi più generali dedicati all'Esercito Italiano negli anni 1915-1918, riemerge dal passato esaminando i documenti conservati presso l'Archivio Centrale dello Stato e contenuti in un fascicolo dal titolo "Aosta- Ammutinamento degli Alpini del 4° reggimento". L'analisi della documentazione svela una vicenda che si inserisce nella   protesta contro la guerra che si manifestò in modi diversi e culminò durante la disfatta di Caporetto, quando tanti soldati decisero di tornarsene a casa. Ad Aosta nel novembre del 1915 tra gli alpini serpeggiò il malcontento ed esplose la rivolta per il trattamento a loro riservato dalle autorità militari e questo fatto, unito ad altre proteste avvenute nei paesi di Oulx e di Sacile e  che ebbero come protagonisti sempre gli alpini,  mise in forte preoccupazione i comandi militari e il Governo Salandra per la tenuta complessiva dell'Esercito a pochi mesi dall'entrata in guerra dell'Italia.
Copertina della rivista francese Le Pays de France del 1915 in cui si rappresenta la guerra combattuta dagli Italiani sulle Alpi  Orientali 
Che cosa accadde ad Aosta? In seguito alle prime due sanguinose battaglie dell'Isonzo ad Aosta vennero inviati numerosi alpini feriti e ammalati per trascorrere un periodo di riposo in vista di essere inviati nuovamente al fronte. Improvvisamente fu comunicato ai soldati che la data della partenza era stata fissata per la mattina del 26 novembre: la sera del 25,  quando fu data agli alpini la libera uscita i soldati si ribellarono all'ordine di tornare in caserma. Chi era rientrato uscì nuovamente per le strade, furono infranti vetri e lampioni della caserma, vennero liberati soldati detenuti e circa 400 uomini invasero le strade di una cittadina addormentata in una notte fredda di inizio inverno. I ribelli cercarono di bloccare la partenza dei treni rovesciando qualche carrello sui binari della stazione, poi lentamente la protesta rientrò e i soldati si lasciarono convincere dagli appelli degli ufficiali e dalla paura per le conseguenze del loro gesto. I soldati del 4° Alpini partirono regolarmente per il fronte la sera del 26, 24 furono i soldati deferiti al Tribunale Militare di Torino, la città si mantenne calma e i cittadini che si recarono alla stazione assistettero con un silenzio, definito insolito, alla partenza della tradotta. 
La guerra in alta montagna vista in un'illustrazione della rivista francese Le Panorama de la Guerre del 1915

Su questo episodio calò il silenzio e i giornali valdostani del tempo non ne parlarono. La figura dell'alpino, fedele montanaro e difensore del re e dalla patria, fu affidata ad una memoria che il fascismo costruì per giustificare se stesso e la sua andata al potere, ma che non fu rivista e aggiornata nemmeno nei primi decenni della Repubblica nata dalla Resistenza. Poi il lavoro degli storici fece luce su cosa era stata realmente la Grande Guerra per la giovane nazione italiana e oggi, in questo centenario, le cose vengono osservate in modo diverso. L'analisi dei documenti a nostra disposizione e che riguardano questo episodio di rivolta, mostra un'altra faccia della Grande Guerra. L'Italia di chi aveva voluto l'intervento nel conflitto europeo che era già in corso da un anno, sembra che stesse combattendo due guerre: una contro il secolare nemico austroungarico e un'altra contro un popolo italiano ritenuto inaffidabile, influenzato dalla propaganda socialista e che si sentiva estraneo alla guerra liberatrice per le province irredente, propugnata sulle piazze dalla piccola e media borghesia interventista. I montanari delle vallate valdostane e piemontesi che combatterono nel corpo degli alpini non avevano un atteggiamento molto diverso da quello del vasto mondo contadino italiano per cui il concetto di patria e di Italia era ancora molto vago. Emerge dalla lettura delle relazioni che vennero stilate a partire 26 novembre 1915, la preoccupazione delle autorità militari per la scarsa efficienza del corpo ufficiali e un sospiro di sollievo per il fatto che tra le cause della rivolta non ci fosse l'agitazione di gruppi politici contrari alla guerra, i socialisti, i cattolici oppure gli anarchici. La responsabilità venne affidata al troppo vino bevuto nelle bettole della città e a qualche esaltato che, sempre nei fumi del vino, aveva corrotto ed eccitato gli animi. Purtroppo in casi come questi i documenti che ci restano oggi sono quelli ufficiali e scritti da coloro che nella guerra ci credevano oppure dovevano farla fare agli altri, cercando con tutti i mezzi di mantenere l'ordine e la disciplina tra i soldati. Nel fascicolo conservato presso l'Archivio Centrale dello Stato, di questo episodio non ci restano le testimonianze dei soldati, non ci sono gli atti del tribunale che processò e condannò i responsabili. Se si esaminano i documenti ufficiali non si può fare a meno però di notare come qualcuno, tra le autorità, individuasse anche le reali cause della rivolta che covava da tempo e il cui esplodere fu addebitato ai fumi del vino. I documenti a nostra disposizione sono i seguenti: cinque telegrammi, una relazione del Generale Zupelli, Ministro della Guerra, al Presidente del Consiglio Salandra, un'altra relazione del  Tenente Generale Comandante la Divisione Territoriale, inviata il 27 novembre, un documento firmato dal Prefetto di Torino Verdinois e datato 30 novembre, un altro, sempre di Verdinois, in cui si giustifica l'operato del Sottoprefetto di Aosta Pettinari e un'ultima relazione del Commissario di Pubblica Sicurezza Tabusso in cui si fa un'analisi, anche politica, della situazione ad Aosta e che individua le cause precise della rivolta. 
Le Pays de France, autunno del 1915, due fotografie illustrano la guerra degli italiani in montagna. 
Nel post succesivo presenteremo alcuni brani tratti dai testi dei documenti conservati presso l'Archivio Centrale dello Stato.

domenica 7 giugno 2015

Lettere dalla Grande Guerra Margherita del Nero 1917 gennaio

Il paese di Veroli nelle lettere di Margherita Del Nero a suo marito al fronte

1915-1918
Seconda parte
1917
gennaio
Margherita con suo figlio Bettino, morto nel 1915Margherita era nata il 10 gennaio 1887 e morì l'11 ottobre 1918 

 

Lettera del 3 gennaio 1917 di Margherita del Nero inviata a suo marito Giuseppe Mizzoni

Con questo post riprendiamo la pubblicazione delle lettere di Margherita del Nero inviate verso un luogo lontano e quasi sconosciuto: il fronte. Suo marito Giuseppe sta lassù insieme a migliaia di uomini. Milioni di soldati che combattono contro gli austroungarici e un nemico altrettanto temibile: il freddo di un inverno che uccide e gela il cuore di chi è partito e di chi è rimasto a casa ad attendere notizie. Il cuore di Margherita diventa di ghiaccio quando capisce che suo marito è insieme agli alpini, i soldati delle illustrazioni di Achille Beltrame che combattono una guerra assolutamente diversa da quella che si sta combattendo su tutti i fronti d'Europa. E' la guerra d'alta montagna, di cui  gli storici iniziano a mettere in risalto la diversità dal massacro che si consuma tra le opposte trincee del Fronte Occidentale e di quello Orientale. Se il 1916 era stato l'anno dei massacri di massa, ma con una debole speranza che le battaglie durate mesi potessero mettere fine alla guerra, il 1917 è l'anno del disincanto: nessuno sembra più credere che la guerra finirà, nessuno sembra più credere che ci sia una qualche giustificazione per farla continuare. Margherita nella sua angoscia pensa, riflette, si dispera, legge i giornali, ascolta le voci dei soldati di passaggio per Veroli, si rende conto che attorno a se il mondo sta cambiando. In una lettera racconta al marito  il vuoto che si sta creando nel paese: "Non ci rimane proprio nessuno, levati questi ragazzi del 98, non c'è proprio più un uomo" e in un'altra, di poco successiva, racconta che "questa notte, son partiti una trentina, tra giovanetti e uomini sui quaranta anni, tutti diretti a farci i lavori di difesa in zona di guerra". E' questa partenza notturna a restituirci il clima di un mondo per noi oggi molto lontano: gli uomini si radunano nella notte in qualche piazza, gli ultimi saluti, abbracci e poi il rumore di chi si allontana e va lontano mentre il silenzio del paese ritorna ad avvolgere chi resta e fissa ad occhi aperti il buio chiedendosi dov'é il fronte, cos'é la zona di guerra, se si può tornare vivi da una zona di guerra.


Margherita del Nero
 3 gennaio
...alle 2 e tre quarti è venuta una scossa di terremoto che è durata 10 secondi in senso ondulatorio. Mi sono svegliata alla voce di Giggi che tutto spaventato parlava dalla finestra con la gente dalla strada. Mi sono alzata pur io, è venuto tuo fratello e tua madre dentro a me a narrarmi dello spavento che hanno avuto, e in un attimo la strada si è gremita di gente. Da tutti si dice che anche il 13 gennaio 1915 fu pochi giorni prima avvisato da una breve scossa come questa di questa notte. Ringrazio di cuore Dio che non ho inteso niente che avrei avuto chissà che paura... Lo sai nei giornali si parlava molto di un trattato di pace, ora però sembra che il tutto sia andato a monte; il piccolo (giornale quotidiano) di ieri sera trattava dei tumulti che avvengono in Germania e della carestia e fame che ci è in quella regione. Chi lo sa se sia vero. La Germania vuole fare la pace a modo suo, più che pace potrebbe chiamarsi armistizio perché tra pochi altri anni ricomincerebbe di nuovo con la sua prepotenza. Si stava in questi giorni addietro un po' più contenti almeno si nutriva buona speranza che il prossimo Natale sarebbe venuta la quiete dopo tanta burrasca, e che tutti riuniti nella loro famiglia potevano sistemarsi e dimenticare le passate sofferenze...
6 gennaio
...Poco fa ho avuta la tua cartolina del 31 dicembre, e l'amata lettera del 1° corrente. ora che sei in altro posto confessi il pericolo che correvi aggregato negli alpini, e ora chissà in quale pericolo sei, e che fatica dovrai fare, è inutile, io non sono una bambina, capisco e rifletto, che la guerra è guerra, e non si scherza, e comprendo pure che fare la guerra costì, in siti scabrosi, in mezzo alle aspre montagne, mi figuro che vita dovrete menare costassì, e Dio solo sa come io prego il nostro Bettino acciò ti sia sempre a fianco... ...Tu mi descrivi, che ora costì stai bene, ma chissà; io sebbene,credimi, cerco di mantenermi tranquilla più che posso pure però, non ti nego che continuamente dei brutti presentimenti. Nella tua lettera non mi spieghi il tuo nuovo indirizzo, io questa lettera la dirigo allo stesso posto di prima, tu però fammi sapere subito qualche cosa... ...Oggi ricorrendo la tradizionale festa dei bambini, la, befana,la nostra Milena ha messo la calzetta attaccata al posto tuo. Giacché tutte le feste per noi sono state senza nessuna considerazione ho fatto in modo di far festeggiare questa festa alla nostra bambina dicendogli che la befana è venuta dal fronte, e ci ha portato dolci e giocattoli...
7 gennaio
...Questa mattina ho avuta la tua cartolina del 2 corrente dove mi dici che seguito a mandarti le mie notizie all'indirizzo degli Alpini, difatti ho sempre seguitato a inviarti i miei scritti costì. Però, perché tu non mi spieghi se costì ci rimani per sempre??... col nuovo anno sono venute fuori delle leggi che anche i vecchi rimangono e dicono che mai si ricordano una epoca simile. Tutti i macelli, il giovedì e il venerdì sono chiusi ed è proibita qualsiasi vendita di carne sia cruda che cotta, di spacciarla, ne nelle trattorie e nelle case private, sotto pena di multa. Il pane e le farine, è proibita la vendita dall'una pom fino alla sera di ogni giorno, insomma la vendita è permessa solo nella mattina, l'olio si vende ora L 3 il litro, il maiale incomincia da una lira fino a 24 soldi la libra. Tutti i mercati in piazza c'è il carnevale perché non si può avere né grano né granoturco. Ieri è uscito un manifesto che dice;: tutti proprietari che hanno le case affittate sono obbligati subito a denunciarle. Si è messa una nuova tassa in quelle famiglie che hanno persone di servizio e anche una tassa su tutte le persone di servizio. Nel giornale di pochi giorni fa, vi era un articolo che diceva: la grave imposta per il 1917. Nel 916, ho pagato di ricchezza mobile L 18,50 ogni bimestre e nell'ultimo scorso dicembre in più L 7,50 di fuocatico per te. La popolazione anche in Italia non vive più in quiete come una volta perché non solo le famiglie sono prive di uomini ma gira la voce che mancano due mesi di spesa all'Italia...E' aumentato proprio tutto, sarà Dio che ci da forza e coraggio, altrimenti sarebbero guai. Il giornale di oggi riportava che alla camera esige da due giorni una gran conferenza per il trattato di pace, e c'era pure un articolo che diceva che anche l'Austria ha chiesto e desidera grandemente la pace per emanciparsi dalla Germania. Come desidero la fine!...
10 gennaio
...mi sembra, se non mi sbaglio, che ricorreva il tuo compleanno. Mi passò inosservato senza inviarti un augurio, e questo non perché io non penso a te, ma con i troppi travagli della guerra la mente è confusa, ed alle volte si rimane intontiti... Dopo la splendida giornata di lunedì ne successe ieri una abbastanza piovosa, ed oggi sembra un tempo da lupi e l'aria scura e piove senza tregua... Ma che vuol dire che la corrispondenza non te la fai venire dove sei ora? forse ci stai per pochi giorni? Ma perché, Peppino mio, non cerchi di andare in qualche ufficio a scrivere e farti nominare stabile? Come mi si agita la mente...Lo sai? Jano mi ha raccontato i gravi pericoli che avete corso quando stavate agli Alpini l'estate passata. Come posso stare tranquilla così?... Certo vivrei più calma saperti in un ospedale, (per sciocchezza s'intende), che in mezzo al ghiaccio, a faticare e con il pericolo. Non ti pare? E' proprio cos' la sfortuna ci seguita come meglio può. Si leggevano giorni indietro articoli di pace, ora invece si parla di guerra peggio di prima...Non vedo l'ora di rivederti...
11 gennaio
...Proprio ora mi hanno consegnato la tua cara cartolina che porta la data del 6 corr. Mi dici Che forse ti lasceranno effettivo in cotesto reparto dove ora sei stato aggregato. Ma perché non mi spieghi che reparto è? Se ancora sei conducente, e se corri il pericolo di andare a combattere?! Tu nulla mi spieghi, ed io vivo in una grande agitazione, ma ti hanno mandato più lontano e stai più vicino a San Vito dove eri prima......Dal tuo nuovo indirizzo però non ci capisco proprio niente. Per combinazione il bollo postale l'anno fatto proprio dove tu hai segnato il nome del reggimento; e io capisco: (Centrovia) di nuovo ti prego di volermelo spiegare. Mi dicesti in un'altra tua che t'avevano messo nella 29° comp. ausili. del 1° genio, ed ora come mai leggo un'altra volta, 5° gruppo alpino, nel tuo indirizzo!...Io mi sento fuor di me, in primo, a questi raggiri non ci capisco più niente, e poi m'accorgo che tu mi vorresti far credere una dolce bugia per farmi stare tranquilla, invece chissà a quale pericolo ti trovi. Mentre sto scrivendo, penso che forse questa parola, centrovia, e rifletto come mai tu, sembra eri addetto alle retrovie?! ed ora? anche da questo m'accorgo che tu sei, non solo più avanti, ma al pericolo. Non tenermi, te ne prego niente celato, Mi sento oggi come una pazza. Che destino! quel giorno che ti mandarono al 5° alpino, perché non dicesti di sentirti male? Mentre stavo a scrivere così, mi hanno chiamato giù e siccome c'é Attilio Botticelli venuto a licenza, ci ho domandato che reggimento è questo e mi dice che si chiama Centuria e mi ha rassicurata che stai bene se ti ci lasciano per sempre. Tu però, quando tieni un po' di tempo libero, dimmi tutto. Sarò più tranquilla. Come si può vivere. hai saputo? sono state chiamate le classi 74 e 75,  di 1°, 2° e 3° categoria; e si vocifera addirittura che forse in primavera succederà un flagello. Io dico sempre: Bettino mio, vai ad aiutare tuo padre, non ti ci smuovere mai a fianco. Che brutti, che brutti tempi dovevano venire non ci si può pensare...
12 gennaio h 9 pom
...Oggi con grande ansietà ho attesa la tua lettera che mi dici nella cartolina di ieri. Io non so come mai la nostra corrispondenza deve giungere così tardi, mentre a tanti ci giunge tanto presto. Oggi, per esempio 12 gennaio, io sono al corrente di tue notizie fin dal 6; è inutile, l'agitazione mi perseguita. ieri sera lessi una lettera di Cristino diretta a Concetta, che così diceva: "finalmente ho saputo dal compare notizie più precise. Sebbene lui faccia una vita faticosissima, pure mi si assicura gode buona salute..."... Tu poi mi dici che stai contento e bene, se sapessi che delizia è per me sapere che stai facendo una vita faticosa...Ah! Peppino mio, se ci avessi dato retta l'anno scorso  a quest'ora saresti tornato pure tu, ed è sempre meglio comandare che essere comandato. E poi non posso darmi pace, come il destinaccio ci perseguita. Proprio tu a capitarci di fare questo tragitto, mentre quasi tutti i tuoi compagni ancora sono a San Vito. Tu sei buono, e tutti se ne approfittano..[...] cerca di fingere, come fanno tanti. hai capito???... Non posso darmi pace; come siamo sfortunati, hanno tempo i giornali a declamare della fame in Germania e in Austria, piuttosto, la fame è qui da noi e che brutta crisi si prevede...in primavera, se sapessi quali e quante precauzioni stanno prendendo...Sono guai...
14 gennaio
...Io vivo ore d'angoscia, l'ultima tua cartolina, che porta la data del 6 l'ho ricevuta quatto giorni fa. Insomma sono 8 giorni oggi che son priva di tue care notizie. Nell'ultima tua, mi dicevi domani ti scriverò una lettera; io l'ho attesa, ma ancora non la vedo. Mille e tristi pensieri mi si affollano alla mente. E' inutile, non c'è da illudersi, sono quasi 20 mesi che siamo divisi, tra poco fa un anno che venisti a licenza. O' continuamente fisso nella mente che tu sei al pericolo, e così è; sono urtata fino alle midolla e due giorni che sono priva di tue notizie mi sento pazza e avvilita. Questa mattina, con le lagrime agli occhi e il cuore gonfio da non poterne più mi sono recata al telegrafo ed ho fatto un telegramma con risposta pagata al comandante del 5° gruppo alpino, chiedendo tue notizie. Forse sarò malata di nervi, ma io credimi non ero per resistere allo sfacelo della guerra, e non cessa. Noi stiamo bene, dimmi tutto di te, senza nulla celarmi, non desidero lunghi scritti, mi basta un sol rigo, saperti bene e nulla più...
17 gennaio
...Ieri sera con l'ultima posta ebbi le tue care cartoline dell'11 e del 12, dove con dispiacere apprendo che neanche tu ricevi i miei scritti, questa tardanza tanto nella mia quanto nella tua corrispondenza sarò dipeso dalla stessa ragione della neve... Qui fa un freddo cane e certo mi figuro che cosa dovrà essere costì. Avevo sempre dimenticato di domandarti, se ti sono fatti i geloni alle mani e ai piedi, e se ti da fastidio a camminare. Mi ricordo poi, che tu consigliavi sempre tuo fratello Giggi ad addurre una scusa per ottenere la riforma, e tu non saresti capace, Peppino mio, di dire sempre una cosa, per ottenere anche tu lo stesso scopo? L'estate scorsa quando eri all'ospedale, te la perdesti, essendo che si trattava di stomaco, potevi simulare e soffrire per ottenere in ricompensa il ritorno a casa. Io penso che tu forse sarai contento più di fare la vita militare che di tornare, dimmi la verità...
18 gennaio
...Proprio ora ricevo la tua cara cartolina del 13 e l'amatissima e gradita lettera del 14. Ecco: è proprio così: leggendo ed avendo spesso le tue buone notizie mi sento calma e tranquilla, mentre se sono priva dei tuoi scritti tre o quattro giorni, non mi sento più i sentimenti a posto, e non do requie a me stessa. Certo però che ora con quest'altre chiamate si vive ancora con più agitazione di prima. Il mio più grande pensiero, ho sempre timore che ti mettessero a combattere prego sempre e fo voti che Dio e la Vergine santa, compreso il nostro angioletto, interceda per te, e per la tua salvezza. In queste partenze sono stati esclusi tutti quei genitori che hanno quattro figli minorenni. E' partito Picetta, sor Paolo Brocchi, Cherubino Lauroni; insomma ce ne sono un bel po'. Toccava anche a Pietro lo sediario, per ora se l'é salvata per i figli. Questa mattina qua corre voce che abbiano chiamate 73 e 73, chissà se è vero? Non ci rimane proprio nessuno, levati questi ragazzi del 98, non c'è proprio più un uomo. Vincenzino scrisse il 6 corrente, porta l'ultimo suo scritto, dicendo che lui andava in un paesetto a riposo, e non ha più scritto, diceva che stava bene. Qui la temperatura si mantiene fredda assai e che cosa sarà costì?...
19 gennaio
...Questa notte qui ha nevicato e fa un freddo del diavolo. Mi è impossibile descriverti la festa che ha fatto Milena nel vedere la neve; mai non si stanca di guardarla e rimirarla, tanto che io le ho detto: se tanto ti piace la neve, perché non vai insieme con papà, lì ce n'é quanta ne vuoi, essa sai che ha risposto? Lo sto  aspettà papà, ci voglio andare insieme, perché non mi viene a pigliare? Poi è venuto a salutarmi Nicola Campanari, è venuto a licenza per sei giorni ha intavolato una conversazione con Milena che non finiva più... Mi dice Nicola, che lui la fatica se la scansa sempre e si mette sempre indietro; concludeva; che sta facendo il signore, e bisogna esser furbi più che si può. Tu, Peppino mio, imitalo, e dammi retta: o inventa qualche trappola per la riforma, oppure cerca di poter entrare in ufficio a scrivere e fatti nominare effettivo. Come mai non ti è riuscito di far capire ai tuoi superiori della tua istruzione? Ti manca proprio l'astuzia e la furberia... Non dirmi più che è un divertimento andare con la slitta sul ghiacciaio, che bel divertimento????....Ieri sera scrisse tuo fratello dice che sta a riposo ed è più di una settimana che marca visita per i geloni ed è stato sempre riconosciuto. Cerca di venire per Carnevale così ci divertiremo a mascherare Milena, verrai, non è vero?...
20 gennaio
...Da domenica che feci un telegramma con risposta pagata al comando del 5° gruppo alpino, per avere tue notizie ed ancora non vedo alcuna, indovina? Sto pensando, che ti mandassero a licenza? che ne dici? Magari fosse vero!...mi sembra un secolo che non t'ho visto... Io ho un gran pensiero siccome qua fa un freddo insopportabile, mi figuro che sarà costì da te; quando ti sentissi subito un piccolo malessere  marca visita, capisci? quanto. oh! quanto ti desidero una malattia che potesse presto farti far ritorno a me per sempre...
22 gennaio
...Ricevetti la gradita illustrata recantimi gli auguroni per il mio compleanno, te ne ringrazio dal fondo del cuore. Ricevetti pure la cartolina del 15 e quella del 17; e quello che grandemente mi consola è il saperti in ottimo stato. Però una cosa non posso arrivare a comprendere; com'é che mi dici che ora sei aggregato al genio, e perché nel tuo indirizzo ci si mette 5° gruppo Alpino? Costì dove ora ti trovi c'è il pericolo come quest'estate passato?! E con la slitta tutti i giorni devi uscire? maledetto destino, non avrei mai sospettato nella vita un fatto simile. Il saperti continuamente in mezzo al ghiaccio, esposto ai pericoli. sottoposto alle dure fatiche e le più aspre disagiatezze, credimi, Peppino mio, tante volte cerco di divagarmi a scacciarmi questo pensiero, certi momenti mi sento pazza. Almeno prima si leggeva sui giornali che stavano trattando la pace, e si nutriva una buona speranza, ma ora non si parla più di niente, guerra, e i grandi preparativi che si stanno facendo per la primavera. Tante volte sento dire: guai a chi si trova avanti a un altro paio di mesi, io mi sento una mano gelida al cuore, e mi sento soffocare il respiro, il pensiero mi vola a te e Bettino, e con le lagrime agli occhi dico: figlio mio, prega e proteggi tuo padre...Mentre ti scrivo, Milena è qui accanto, si diverte con i giocattoli che ci ha portato la befana. Ogni tanto ci dico: papà s'é fatto vecchio, lo sai? essa grida, non se lo vuol far dire. Papà mio è bello e nuovo. Ma se vedessi com'è smorfiosa e ambiziosa; come ci pretende a vestir bene, com'é bella colorita sembra una rosa, svelta nel parlare, che tante volte non si capisce e come cammina, sembra già una signorina...
23 gennaio
...Da questa notte soffia in vento non mai inteso, accompagnato da continua pioggia. Il tempo di qua non mi spaventa, ma penso costi è a te mia vita e mio tutto. Chissà che tempo farà dove tu sei, e chissà quanto soffri...No, amore mio, io più non trovo la tranquillità perché sono più che convinta del tuo soffrire... Tu, Tesoro mio, perché non ti fai fare il diploma della licenza ginnasiale e qualunque requisito che potesse portarti giovamento. Di ai tuoi superiori che tu facevi il negoziante e avevi studiato e per questo non sei adattato a fare questa vitaccia, almeno ti mettessero in ufficio...Oggi è venuto un viaggiatore di Nugari, non è più Vincenzo Sealena che noi conoscevamo, ora questi trovasi anche lui richiamato, è venuto al posto di questi un giovanotto riformato. E ha raccontato che lui al principio della guerra perdette un fratello di 25 anni, lui fu richiamato a maggio del 1916; e diceva: - figuratevi con che slancio io dovevo partire con il lutto nel cuore...partii forzato, ma con certe idee, non ho fatto mai nessun servizio, quando mi dicevano una cosa, io facevo il contrario, mi sono buscato rimproveri, carcere e fino le botte, finalmente ho avuto la soddisfazione di essere riformato. Ci ho raccontato della tua malattia dell'estate passata e mi dice che tu allora te la perdesti...
24 gennaio
...Son diversi giorni che non ti scrivo, però la ragione è questa: Siccome in una tua del 14, mi dicevi che doveva arrivare Ceccarelli e mi avrebbe portata una lettera, io aspettavo per scriverti: e poi siccome la tua cara corrispondenza è tardata a giungere ho sospettato che tu volessi farmi un'improvvisata. Ieri sera mi giunsero le tue in data del 16 e del 18...
24 gennaio (seconda lettera)
... Questa mattina con la prima posta mi sono giunte le tue care cartoline del 18, 19 e 20. Nella tua del 20 mi fai chiaramente comprendere che ti dispiace assai che io sono agitata, certo capisco pure da me, che è troppa, però Peppino mio capirai pure tu, che la cosa che va a lungo piglia vizio, tutti credevamo che si trattasse di giorni, ma qui non bastano neanche i mesi, ci vonno gli anni, non è forse vero?! Tu non me lo dici e fai per darmi coraggio, ma l'agitazione non è solamente nell'animo mio il più della popolazione vive così... Da tanto che si prega non si viene a fine di niente, si vede che Dio vorrà la distruzione dell'umanità...
25 gennaio
...Questa notte, son partiti una trentina, tra giovanetti e uomini sui quaranta anni, tutti diretti a farci i lavori di difesa in zona di guerra. La tua lettera di stamane, mi ha messo tanto di quel buon umore che non avevo più da tanto tempo. Lo vedi, ora come ricevo regolare la tua cara corrispondenza? fosse sempre così, non ti farei più lagnare e dirmi che il tuo desiderio è il sapermi contenta e tranquilla... Dunque, come dici, verresti quà appunto per carnevale, meno male, almeno questa è una ricorrenza allegra, e così faremo appunto carnevale (sottolineato tre volte) pure noi; ma poi viene al quaresima, che di consueto sono 7 settimane, ma e, per noi quanto sarà lunga????? questo è un osso duro, ma davvero senza scherzare auguriamoci che presto abbia fine questa scena. Quante dolci speranze sogno dopo la guerra, ma la base principale è che tu presto ti occupi in qualche modo di tirare avanti la famiglia e vivere in dolce armonia e pace, che senza una situazione, ogni bel sogno fallisce... Il burro quà si paga anche 24 soldi la libra, ma però non si può avere, ci sono quà tanti articoli che non si possono avere e i prezzi aumentano giorno per giorno. Ai tempi d'oggi per avere della merce che prima ci bastava un lira, ora ce ne vogliono cinque e neanche si è soddisfatti. Se la guerra non cessa, la miseria fiocca. La nostra Milena, è continuamente occupata nei suoi giocattoli, oggi ci ho detto: voglio scrivere a papà che tu mi fai angustiare, mi è rimasta a guardare, poi ha risposto papà mi vuole bene, perché scrive sempre, tanti baci alla cara Milena, arrozza tu. Se la sgrido mi si rivolta come una vipera, e dice: quando arriva papà ce lo dico, ti faccio accide, piglia un pezzo di carta e tutta seria; mo ci vado ascrivere  Ragiona come una grande, non vedo l'ora che vieni, rimani a vederla,...
Ps
Avevo chiuso la presente quando mi è giunto questo telegramma che ti rimetto, va bene che da te ho avute notizie, questo metterebbe alla costernazione. Tu dici, di essere alla Centuria, e questo mi telegrafa che non esisti in questo reggimento, che vuol dire? Rispondimi subito, e dammene spiegazione, credevo proprio che mi portasse la notizia che tu arrivassi...
26 gennaio
...ieri sera, dopo averti scritta la solita lettera, mi misi a letto, ma era tanto il freddo che sentivo, che passò la mezzanotte, e non potevo arrivare a prendere sonno. Pensavo: se ora ci fosse Peppino, questo non mi accadrebbe...mi addormentai con quel pensiero, e questa notte ti ho sognato: Mi pareva di essere abbracciata con te, tanto forte da farmi male; ma nel mentre ero al più bello si sono svegliata, ed ho dovuto farmi persuasa della realtà...Non ho sofferto mai tanto... Tu dovresti informarti se i soldati dopo che sono stati 6 mesi a zona di guerra hanno il diritto di tornare indietro. Me l'ha detto un soldato che è venuto dal fronte. Se fosse vera questa legge ce la faremo contare. Oggi non ho avuto nulla de te, spero domani sentire sempre buon notizie, così sono più tranquilla...
28 gennaio
...Da una splendida giornata di l'altro ieri, ne successe una piovosa e rigida, oggi poi non te lo so descrivere che tempo fa; piove continuamente e c'é un umidità che entra nelle ossa, giù alla mia cucina per terra è tutto bagnato, in faccia alle mura ci scorre l'acqua, mi viene tanta tristezza entrandoci, che credimi non ho voglia di fermarmici neanche un istante per fare un boccone da mangiare. La nostra Milena sono costretta a tenerla tutto il giorno alla camera da letto, che anch'essa è abbastanza rigida. Non mi riscaldo mai, ho continuamente freddo, e certi momenti mi trema la vita che ho paura mi si dovessero smuovere i nervi. Sono stata sempre freddolosa, ma ora...
29 gennaio
...Ieri sera con l'ultima posta ebbi la tua amata cartolina del 23, e non puoi credere come se sia rimasta contenta, e nell'istesso tempo mi sento tranquilla. Grande e immenso è il mio desiderio di rivederti, non solo per rifarmi un po' con te, unico mio bene e speranza, e poi se sapessi, quante cose ho da dirti!..Accidenti proprio alla guerra e a chi l'ha messa, dobbiamo tutto combinare e sapere un po' del nostro avvenire. Il mio primo e grande desiderio è che presto abbia fine questa strage; se Dio ci aiuta presto dovremo lasciar Veroli, nessuna cosa mi attrae qui, ma di giorno in giorno mi viene l'idea di abbandonarlo, ah! l'avessimo fatto prima!... Se vedessi, e poi quando vieni, tutto ti narrerò a voce, quante donne partono e vanno in America a raggiungere lo sposo!..Ed anche ragazze. Che cosa stiamo facendo ora in Italia? a morir proprio di fame nel vero senso della parola e chi ha qualche soldo bisogna che se lo mangia. Di pace più non se ne parla, si dice che diverse valanghe di neve hanno atterrato parecchie centinaia di giovani, specie di Alpini, ci sono capitati diversi del circondario di Frosinone, tra i quali anche tre di Veroli ed uno sarebbe Costantino Ialiozzi il figlio di Rino, quello che lavorava da orefice con tuo fratello Nazareno, Questo poi era al [...]: che un'armata di conducenti tutti col mulo erano stati travolti dalla neve, ed alcuni di essi furono diseppelliti dagli austriaci e fatti prigionieri...
[Breve nota per il lettore. La trascrizione e la pubblicazione degli estratti dalle lettere di Margherita del Nero, mia nonna materna, occuperà tempo; per questo motivo i post saranno intervallati da altri post più specifici sul tema del rapporto tra fotografia e Prima Guerra Mondiale. Nella trascrizione dei brani tratti dalle lettere non è stata apportata alcuna modifica nell'ortografia, nella punteggiatura, nelle sottolineature e nella sintassi.]
©StefanoViaggio2015


martedì 26 maggio 2015

Le Miroir 1914-1918 Seconda Parte

La seconda parte del documentario dedicato alla rivista francese Le Miroir, il tema è l'immagine dello sterminio e la contraffazione fotografica.





sabato 16 maggio 2015

Cronologia fotografica e illustrata della Prima Guerra Mondiale giugno-luglio 1915



La copertina e una pagina di "Giornalismo eroico" di Arturo Lancellotti, edito nel 1924 dalle Edizioni "Fiamma", Roma.

Apriamo questa cronologia degli avvenimenti della Grande Guerra nei mesi di giugno e luglio del 1915, con l'immagine di un libro dedicato al giornalismo italiano nel corso del conflitto europeo in cui l'Italia è appena entrata. Come vedremo, la guerra ormai si combatte anche fuori dai confini europei e il teatro delle operazioni militari è il Continente Africano. All'inizio di giugno bisogna registrare un fatto che qualifica ormai la nuova guerra come "industriale" e in cui l'uso delle moderne armi viene impiegato a scopo terroristico: il bombardamento delle città e l'uccisione dei civili. L'Italia combatte sul fronte dell'Isonzo e il generalissimo Luigi Cadorna pensa di poter sfondare facilmente le linee austroungariche e marciare su Vienna, ma il nemico si ritira su ben fortificate e agevoli posizioni da cui contrasta l'avanzata italiana. Iniziano allora le 11 battaglie dell'Isonzo, un estenuante bagno di sangue in cui cadranno centinaia di migliaia di italiani e austroungarici senza che la situazione su campo cambi in maniera sostanziale. Perché aprire con il libro del giornalista Lancellotti e una pagina dedicata a "La trincea", uno dei giornali dei soldati al fronte? Il problema dell'Italia in guerra era convincere i soldati che combattere  era necessario per il futuro di una patria che i fanti- contadini sentivano come distante e in qualche modo nemica. Cadorna non voleva giornalisti al fronte e non voleva nemmeno che si intensificasse una moderna propaganda ai i fini della vittoria. Molti giornalisti, tra cui firme autorevoli come Luigi Barzini, dovettero raccontare la guerra dalle retrovie e spesso inventarono parlando di un eroismo e di un'abnegazione che invece non c'erano, di magnifici scontri titanici sulle montagne, quando invece c'era solo freddo, morte e sofferenza. Le notizie e gli articoli sulla guerra erano ritenuti falsi dai soldati. La ricerca storica attuale individua oggi nei giornali di trincea gli organi d'informazione (creati e scritti da chi combatteva o era vicino al fronte) in cui, tra le maglie della censura militare e dell'autocensura, si può trovare la tragica realtà della guerra italiana. Nel libro di Lancellotti vengono indicati i nomi di 46 giornalisti morti durante la guerra, recenti ricerche hanno portato il numero degli uccisi alla cifra di 150.  1 giugno 1915 -  Primo attacco aereo su Londra con i dirigibili Zeppelin.
Le Miroir, 1915: effetti di un bombardamento aereo. Viene inaugurato un nuovo tipo di guerra che sarà definita "contro i civili" e caratterizzerà la storia successiva dopo il 1918. L'obbiettivo è fiaccare la resistenza morale e materiale dell'avversario e i tedeschi colpiranno ripetutamente città inglesi e francesi, anche le città italiane più vicine al fronte saranno colpite. Dai primi bombardamenti aerei a quelli dei nostri giorni, l'essere umano da uccidere diventa sempre più invisibile e il carattere immateriale della guerra ha assunto proporzioni mai viste nella storia dell'umanità.
29 giugno/7 luglio 1915- Prima battaglia dell'Isonzo, nessun risultato per gli italiani.
La Domenica del Corriere 1915, illustrazione di Achille Beltrame: un ufficiale guida i soldati all'assalto delle linee nemiche. Gli ufficiali erano tra i più esposti nel corso del combattimento e pagarono un duro contributo di sangue nella guerra. Molti ufficiali vennero nominati d'ufficio per aver conseguito un titolo di studio di scuola media superiore; erano giovani inesperti al comando e non amati dai soldati. Il loro idealismo si trovò ben presto a confrontarsi con una realtà terribile che assomigliava ad una macchina che divora giornalmente gli uomini. A questo proposito si veda il Diario di trincea di Renato Serra, lo scrittore fu ucciso sul Podgora nel 1915.
9 luglio 1915-I tedeschi nell'Africa di sud-ovest si arrendono agli inglesi e sudafricani dopo una guerriglia durata 10 mesi
Fotografia pubblicata su un inserto speciale di La Guerre Illustrée dell'inizio del 1916: questi sono soldati sudafricani comandati dal generale Botha che attraversano il deserto. Botha aveva combattuto contro gli inglesi nella guerra anglo-boera del 1900, ma nel 1914 si schierò contro i tedeschi. Dopo la resa dei tedeschi nell'africa di sud-ovest, la guerriglia continuò sino al 1918, quando la Germania chiese l'armistizio alle nazioni dell'Intesa.

18 luglio/10 agosto- La seconda battaglia dell'Isonzo è ancora un fallimento per l'esercito italiano.
Un'illustrazione tratta dalla Domenica del Corriere del 1915 e firmata da Achille Beltrame. L'impeto travolgente degli italiani raccontato da Beltrame non basta a spezzare la resistenza austroungarica:  anche la II° battaglia dell'Isonzo si conclude con un nulla di fatto. L'Italia perde in queste prime offensive più soldati che quelli uccisi nelle guerre del Risorgimento, circa 7.000.


venerdì 3 aprile 2015

Le Miroir 1914-1918 Prima parte

Il documentario di cui presentiamo la prima parte, è dedicato alla rivista francese Le Miroir. 
Di questa rivista abbiamo parlato in precedenti post e pubblicato molte fotografie presentate in questo blog.
Le Miroir rappresenta un "caso"  nella storia dell'informazione durante la Prima guerra mondiale. Nasce nel 1912 come rivista di punta del gruppo editoriale francese del Petit Parisien di proprietà della famiglia Dupuy e con lo scoppio della guerra si trasforma in una rivista completamente fotografica. Le Miroir ha un taglio popolare e non esita a pubblicare fotografie molto dure e provenienti da tutti i teatri di guerra; nel 1915 si rivolge ai soldati invitandoli ad inviare le loro fotografie eseguite al fronte che saranno pagate e selezionate per premi mensili, settimanali e speciali. A questa rivista nel 2005 il Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto dedicò una mostra fotografica curata dall'autore di questo blog.