domenica 26 settembre 2010

Memoria famigliare in alcune fotografie anonime della Grande Guerra-Seconda parte

Le famiglie si fanno fotografare. Spose e madri mandano le immagini al fronte. Quando il marito, il figlio, il fratello vengono in licenza si va dal fotografo.
Farsi fotografare e conservare almeno una fotografia di quel tempo, è un avvenimento che riguarda milioni di famiglie, per questo una ricerca sistematica sulla fotografia famigliare e anonima della Grande Guerra è stata definita opera titanica. Molto spesso negli album troviamo fotografie eseguite nel corso della guerra, mischiate ad altre risalenti agli anni precedenti oppure successivi. Non si può che procedere per esempi e tentare di costruire un percorso.
Centrale in questo momento della storia della fotografia, è l’immagine dei bambini.

Una fotografia all'interno dell'album
della famiglia Mongiol
All’interno di un album famigliare francese, appartenuto alla famiglia del soldato Eugène Mongiol e costruito con cartoline e fotografie realizzate e inviate in momenti diversi, troviamo un documento sorprendente sull’effetto che il conflitto produce nell’infanzia.
Una cornicetta di cartone racchiude la fotografia di una bambina: è un regalo per il papà al fronte, il supporto che tiene insieme fotografia e cornice è stato incollato solo da una parte. Sollevando il cartoncino scopriamo un disegno, forse il ritaglio di un’illustrazione popolare, in cui c’è un soldato tedesco che ha la testa asportata da un proiettile d’artiglieria calibro 75. 


Disegno unito alla fotografia della figlia di
Eugène Mongiol
E’ un riferimento al famoso cannone a tiro rapido, vanto dell’esercito francese e di cui la propaganda fa un grande battage pubblicitario, ma anche un segno di quanto la violenza abbia ormai contagiato l’intera società europea.
Si inviano cartoline prodotte in serie e costruite con fotomontaggi in cui l’immagine della famiglia rimasta a casa si fonde con scene di soldati al fronte. 
Cartolina inviata dalla moglie di Eugène Mongiol
il 30 dicembre 1916.
Il fotomontaggio mostra una
famiglia in cui il padre è assente e i soldati al fronte che
combattono.

Ne troviamo una nell’album: la moglie scrive al marito dando voce ai suoi bambini e augura, è il 30 dicembre 1916, un buon 1917 e che la guerra finisca presto. Le parole dei bambini, accompagnate al fotomontaggio della cartolina, sono un segno di incoraggiamento: dietro di te che sei al fronte, c’è una famiglia unita che combatte la stessa lotta. Ma il 1917 passa e la pace non viene. Eugène che ora si trova nell’Italia meridionale, a Foggia, e forse fa parte dei servizi sanitari dell’esercito francese venuti in soccorso dell’Italia dopo Caporetto, invia una cartolina quasi simile a quella che ha ricevuto alla fine del 1916. 

Cartolina inviata da Eugène Mongiol da Foggia
E’ la fine dell’anno, Eugène si augura che nel 1918 la famiglia possa riunirsi per sempre.
Nell’ottobre del 1917, Eugène compare in una fotografia insieme ai suoi compagni di squadra. Uno di essi porta a tracolla una piccola borsetta. 

Fotocatolina con la squadra di Eugène Mongiol
Nel gruppo, scrive sul retro, uno dei suoi compagni si è fatto fotografare con l’equipaggiamento contro i gas asfissianti. E’ quello in prima fila.
Nel riquadro il soldato con la borsa per l'equipaggiamento antigas,
dietro di lui Eugène Mogiol
Queste fotografie offrono elementi di riflessione sulla modernità della Grande Guerra: la lunghezza del conflitto e la prolungata distanza dalla famiglia, l’intrusione della violenza della guerra totale nella vita quotidiana, la modernità delle armi, rappresentata dall’equipaggiamento contro i gas.


sabato 31 luglio 2010

Memoria familiare in alcune fotografie anonime della Grande Guerra-Prima parte

Questa relazione è stata tenuta a Ravenna il giorno 24 aprile 2010 nel corso del Convegno "Forme di famiglia, forme di rappresentazione fotografica, archivi fotografici famigliari", organizzato dall'Università di Bologna Alma Mater Studiorum, dalla Società Italiana per lo studio della fotografia e dalla Fondazione Flaminia di Ravenna.





Il documento che propongo in apertura non è una fotografia, ma una lettera e appartiene al carteggio intercorso, dal 1915 al 1918, tra i coniugi Margherita del Nero e Giuseppe Mizzoni. Erano i miei nonni materni.


Famiglia Mizzoni, 1917
Le lettere raccontano la storia di una drammatica separazione generata dalla guerra e quella di un piccolo mondo dell’Italia centrale: il paese di Veroli, in Ciociaria.
Un giorno del 1916, Margherita Del Nero va al cinema insieme a sua figlia Milena, che ha tre anni, e racconta quel momento di svago al marito.

Lettera inviata da Margherita Del Nero il 7 novembre 1916
“Questa sera qui si è fatto il cinematografo, siccome nel manifesto diceva che erano tutte rappresentazioni della guerra ci sono andata assieme a Milena… È durato dalle 5 alle 7 ½ sono rimasta molto soddisfatta, specie perché ho visto tutti i posti del Cadore. O’ veduto ed ammirato le bellezze di Cortina, la chiamavano, la regina del Cadore il monte chiamato tre Croci, il monte nero, col di lana, porto sei busi, la strada delle dolomiti, quella che tu chissà quante volte avrai battuta, in un’altra figura c’erano gli accampamenti in mezzo alla neve, una stazione di rifornimento ed indovina che? Una colonna di soldati artiglieria Cremo; che portavano le munizioni; tutti con i muli…Devi sapere che quando vidi quelli che portavano le munizioni, dissi forte a Milena, lì c’è papà, e quella creatura incominciò a chiamarti forte a buttarti dei baci e con la manina a farti addio; molti dei presenti al vedere la nostra creatura, ci sono uscite le lacrime. O’ veduto un assalto degli Alpini, quando presero il passo tre Croci salirono tutti con la corda; c’erano poi molte vedute dalla parte dell’Isonzo. Insomma nel cinematografo ho visto dove tu ti trovi....”
La lettera é inviata il 7 novembre 1916. Margherita e sua figlia “vedono” la guerra e cercano di riconoscere il loro caro nelle immagini proiettate sullo schermo. E’ una sorta di transfert che dura il tempo di un film e che resta nella memoria.
Quelle immagini sono giunte sino a noi e fanno parte dei documenti cinematografici attraverso i quali noi vediamo e conosciamo la Grande Guerra. La scalata degli alpini viene spesso inserita nei filmati che raccontano la Grande Guerra degli italiani.
L’immagine è il modo nuovo con cui si stabilisce il legame tra i milioni di soldati su tutti i fronti di guerra e le loro famiglie.
Cartoline, fotografie, pubbliche proiezioni di cinegiornali di guerra, fotografie che appaiono sulle riviste: questi sono gli strumenti per tenere unito un vincolo che l’estrema durata del conflitto rischia di spezzare.
La Prima Guerra Mondiale entra negli archivi fotografici familiari, costituiti da album che sino ad allora sembravano restituire un mondo ordinato e tranquillo. Ci sono le fotografie del servizio militare, con il soldato che indossa un’ordinata divisa e posa nello studio del fotografo. Ma quando scoppia la guerra, qualcosa cambia. Durante il conflitto i soldati che si fanno fotografare sono milioni. Per molti di essi, l’esperienza di porsi davanti ad un obbiettivo fotografico è una novità assoluta e rappresenta l’ingresso nella modernità.
E’ qualcosa che non è mai avvenuto da quando era stata inventata la fotografia.

soldati tedeschi
Sono fotografie eseguite in studi improvvisati, il fondale è una coperta o un semplice panno nero, gli atteggiamenti sono sempre gli stessi: i soldati si fanno fotografare anche con gli scarponi sporchi di fango.

soldati italiani
Sul retro delle fotografie si scrivono messaggi di speranza, si tenta di rassicurare che tutto va bene, ogni tanto si confessa lo scoramento.
In una foto cartolina di un soldato francese, rinvenuta in un album appartenente ad una famiglia di cui non si ha alcuna notizia, leggiamo:
“Alta Alsazia, 10 maggio. E' seduto su una vetta del versante dei Vosgi, con un paesaggio magnifico davanti agli occhi, ma purtroppo al suono di un cannoneggiamento continuo, che ti invio il mio ritratto per dirti arrivederci o addio. Non avrei mai immaginato che mi fosse riservata una sorte simile, sono nella territoriale e questa sera andremo fino agli avamposti dove ci avvicendiamo ogni due giorni. Il paesaggio è bello ma dei grossi crateri ci…”
foto-catolina di un soldato francese
e il testo scritto sul retro
Purtroppo chi inserì la fotografia nell’album ne tagliò una parte. La testimonianza di questo anonimo combattente si ferma qui.

domenica 13 giugno 2010

Der grosse krieg in bildern - terza e ultima parte

Cerchiamo di entrare all’interno di questa pubblicazione, analizzando brevemente due numeri: il 20 del 1916 e il 26 del 1917.
Sul numero 20 del 1916 (oltre l’anno, la rivista non contiene alcuna data di pubblicazione) i soldati in marcia lungo le strade delle foreste dei Vosgi sono molto numerosi, il passo è spedito e il volto sorridente. La colonna che attraversa la cittadina di Bapume sembra una massa ingente di soldati diretta al fronte poco lontano, più avanti alcune scene di guerra: soldati che corrono in una strada di Bapume mentre una nuvola di fumo sovrasta gli edifici e due fotografie di formato panoramico con l’attacco verso un’altura. I soldati sono puntini distanti e i fumi sembrano frutto di un ritocco.

Der grosse krieg in bildern
N° 20 1916
Assalto verso un'altura
 L’album contiene elementi di inquietudine quando si giunge a due fotografie in cui vediamo l’imbarco su un treno ospedale nella stazione di Cambrai di feriti distesi sulle barelle: la didascalia specifica che si tratta di tedeschi e inglesi. E’ possibile che in queste immagini ci sia il riflesso dell’effetto devastante che sta avendo la Battaglia della Somme, un altro bagno di sangue in cui Germania e Inghilterra  pagano un prezzo molto alto.

Der grosse krieg in bildern
N° 20 1916
Feriti tedeschi e inglesi caricati
su un treno nella stazione di Cambrai
L'album si conclude in maniera interessante: una serie di immagini della Germania da cui si può vedere che i mercati sono pieni di ortaggi e che un gran numero di bestie ogni giorno viene macellato mentre le giovani operaie lavorano alla fabbricazione di conserve.
La copertina del numero 26 del 1917, ci fa entrare più direttamente nella guerra moderna: una postazione d’artiglieria con i soldati muniti di maschere antigas.

Der grosse krieg in bildern
N° 26
1917

Giungiamo a fotografie che rappresentano la novità verso la spettacolarizzazione della guerra: si tratta di otto immagini aeree in cui vengono mostrate la città belga di Fournes, il porto di Calais e settori del fronte sulla Somme con evidenti segni di desertificazione. L’album si conclude con la città francese di Peronne semidistrutta, si legge nelle didascalie, dalle artiglierie inglesi.
C’è nelle immagini un’operazione di occultamento della verità sulla guerra, tradita da alcune fotografie: le maschere antigas degli artiglieri, il deserto mostrato dalle foto aeree, le distruzioni di monumenti e città francesi. L’occultamento della verità si osserva anche nelle fotografie che mostrano la situazione in Germania: l’abbondanza di cibo nei mercati e magazzini delle città, vuol far intendere che i tedeschi hanno ancora riserve ingenti per continuare la guerra sino alla vittoria. Era falso e quando nel 1918 si esaurirà l’ultima offensiva ci sarà il collasso dell’esercito e quindi la sconfitta. “Der grosse krieg in bildern” non è solo una rivista in cui si tende ad accreditare l’idea di una guerra giusta e vittoriosa, è un’operazione più complessa e tendente a costruire una dimensione totale in cui esiste una sola verità che ha valore non solo per i tedeschi, ma per l’intera comunità dei popoli che assistono o subiscono il conflitto. E’ il tentativo, forse ancora ingenuo, di costruire un’informazione totale per un’idea di egemonia planetaria che vedrà la sua applicazione solo pochi anni più tardi, alla vigilia di una nuova guerra mondiale e totale.

lunedì 24 maggio 2010

Der grosse krieg in bildern- 2° parte

La guerra, se si intende con questa parola la violenza e la morte, su “Der grosse krieg in bildern” sembra quasi assente. La rivista viene pubblicata per far conoscere agli europei che riescono a procurarsela, le ragioni della guerra tedesca. Scorrendo i primi numeri, sembra di assistere ad una versione per immagini dei manifesti degli intellettuali e docenti universitari, in cui si controbatteva alle accuse rivolte contro la Germania: i tedeschi combattono una guerra di autodifesa e non sono simili agli unni, la cattedrale di Reims era un posto di osservazione e come tale andava eliminato, sulla torre della biblioteca del municipio di Lovanio erano state piazzate delle mitragliatrici, i prigionieri francesi sono trattati in maniera umana, i bambini dei territori occupati vengono sfamati dai soldati tedeschi, contro l’esercito del kaiser sono stati scatenati popoli di razza inferiore che vengono indicati anche come cannibali, l’amministrazione tedesca nei territori occupati sta lavorando per far rinascere l’industria e l’agricoltura, le popolazioni soggette all’occupazione lavorano con disciplina.
Der grosse krieg in bildern
Cattedrale di Reims semidistutta
N° 1 1915
Der grosse krieg in bildern
Biblioteca del Municipio di Lovanio
N°1 1915
Der grosse krieg in bildern
Soldato tedesco che sfama un bambino belga
 Il messaggio visivo è veicolato come uno spettacolo a lieto fine. Conoscendo la successiva storia della Germania, una pubblicazione di questo tipo in mano ad un cittadino dotato di poco senso critico e imbevuto dello spirito prussiano di disciplina, poteva diventare un veicolo formidabile per la diffusione della menzogna che va sotto il nome di “pugnalata alla schiena”, inferta dal fronte interno, ebrei e socialisti, ai soldati che combattevano al fronte.
Der grosse krieg in bildern
Soldati tedeschi pescano sulla Somme
1916
Sfogliando “Der grosse krieg in bildern”, emerge un volto della Germania che si sarebbe rivelato pericoloso negli anni del dopoguerra. Mentre le riviste francesi non si stancano di mostrare le distruzioni provocate dalla guerra sulla terra francese, in “Der grosse krieg in bildern” solo qualche fotografia mostra le distruzioni ad opera dei russi nella Prussia orientale e un bombardamento sulla città di Karlschue. La Germania è intatta. Non vediamo nessuna casa in rovina, il territorio non è sconvolto dai bombardamenti, non ci sono distruzioni nelle campagne, desertificazione delle foreste. Con numerose fotografie si insiste sul fatto che la popolazione ha a disposizione generi alimentari a sufficienza. Un altro aspetto dell’immagine complessiva, è la presenza di molte fotografie provenienti dai territori occupati e la progressione della guerra nell’Europa Orientale. Forse s’insiste perché all’est la guerra ha un’altra dinamica e compensa la situazione di stallo del fronte occidentale, ma anche perché la Germania ha stabilito da tempo su quei territori la sua espansione territoriale ed economica. Dal fronte occidentale, per ciò che mostrano i numeri a disposizione, non giungono le fotografie che ci si potrebbe attendere: le immagini del nemico ucciso sono poche e quando s’inquadrano i soldati tedeschi, i soggetti sono messi in posa per ricostruire l’azione di guerra. Spesso i battaglioni in marcia attraverso le foreste francesi, sembrano compiere una scampagnata; quelli più indietro nella fila si volgono verso l’obbiettivo e sorridono al fotografo.

sabato 22 maggio 2010

Der grosse krieg in bildern - prima parte


Iniziamo alcune riflessioni su una rivista tedesca, “Der grosse krieg in bildern”, di cui la collezione possiede 33 fascicoli che vanno dal 1915 al 1918. Sono album fotografici pubblicati a Berlino dall’editore Georg Stilke e distribuiti dalla società Transocean G.M.B.H (direttore responsabile J. Schummacher).  Contenevano fotografie accompagnate da didascalie in diverse lingue (anche in italiano) ed erano destinati ad assolvere a un duplice compito: rassicurare i tedeschi sull’andamento positivo della guerra e convincere gli europei, in particolare quelli dei paesi neutrali, che la Germania non stava commettendo gli atti di barbarie che i governi dell’Intesa le imputavano.


Ogni numero proponeva ai lettori dalle 50 alle 60 fotografie di ottima qualità.
Questi album non erano accompagnati da un’ introduzione, non c’erano note dell’editore o del direttore sull’andamento della guerra, assenti i nomi dei fotografi o delle agenzie che distribuivano le immagini. Solo le fotografie dovevano parlare, erano simili a messaggi racchiusi in una bottiglia e gettati nel vasto mare dell’informazione visuale che nel corso della Prima Guerra Mondiale stava assumendo caratteristiche precise e rappresentavano una rottura con il passato. Sulla copertina degli album non ci sono date, solo il titolo della rivista, il numero e l’anno: per confrontare le fotografie e i messaggi che racchiudono, è necessario seguire l’andamento della guerra.
Berlino 2 agosto 1914
Der grosse krieg in bildern
N°1-1915
La collezione possiede gli album per la maggior parte nell’edizione francese. Il primo numero è pubblicato nel 1915, l’anno in cui si comprende che la guerra durerà a lungo.

sabato 15 maggio 2010

Considerazioni sull'album di Edmond


Edmond alla testa dei suoi soldati a Beeveren
L’album di Edmond suggerisce qualche considerazione.

Ci troviamo dinnanzi a un documento che verrà utilizzato negli anni seguenti al conflitto come un piccolo tesoro della memoria. E’ il ricordo di un’esperienza di guerra in cui il proprietario e le persone che compaiono nelle fotografie, hanno combattuto insieme e difeso il loro paese, riconquistando quella libertà su cui nel 1914, ma anche negli anni seguenti, non in molti avrebbero scommesso.
Questo documento è quindi una testimonianza della guerra in difesa della nazione. La moderna storiografia della Prima Guerra Mondiale, attribuisce alla causa del primato e della salvaguardia della nazione, lo spirito con cui i combattenti parteciparono al conflitto e che permise loro di resistere nelle condizioni che vengono mostrate nell’album di Edmond.
Un altro aspetto dell’album è la documentazione della distruzioni che ha subito il territorio. Anche in Francia si insiste molto su questo aspetto, nelle riviste francesi sono numerose le fotografie e le illustrazioni pittoriche in cui è presente il paesaggio di rovine.

Kaeskerke, distruzioni e tombe di soldati
E’ un’immagine accusatoria verso i tedeschi e che verrà utilizzata nel corso della Conferenza di Versailles per addossare alla Germania l’intera responsabilità nello scatenamento del conflitto.
Nel caso dell’album di Edmond, fotografare o raccogliere fotografie delle distruzioni di città, villaggi e monumenti religiosi è anche il tentativo di salvarli. E’ in questo modo che la fotografia assolve al suo compito di testimonianza, in questo caso di un bene che rischia di essere perduto per sempre.

Chiesa distrutta
La terza considerazione riguarda la guerra: nell’album di Edmond gli aspetti della guerra di posizione, oggi irripetibile e forse difficile comprensione per le nuove generazioni, sono documentati in modo preciso.
Soldati dormono dopo un turno in prima linea, 1916

La presenza dei soldati e le diverse ricostruzioni di alcuni momenti del combattimento, accentuano l’intenzione di lasciare ai posteri la testimonianza palpabile di una tecnica di combattimento che rappresentò una delle novità della guerra e delle sofferenze sopportate nel fango di una terra che, a causa delle numerose piogge che imperversano sulla regione, diventava una massa collosa che ricopriva uomini e cose.

Retrovie di Dixmude
Questo aspetto è ben messo in evidenza dalle fotografie in cui si può osservare la linea nemica: è un terreno arido e lavorato dall’azione delle artiglierie.
Il fatto che due delle fotografie in cui è ripresa la regina Elisabeth mentre si reca a visitare le trincee, siano state pubblicate su Le Miroir, è una prova in più dell’invio di fotografie alle riviste da parte di ufficiali, sottufficiali e soldati.
L’album di Edmond è uno dei numerosi fondi fotografici anonimi che sono sparsi per l’Europa e aspettano di venire alla luce, testimoniano l’affermarsi definitivo della fotografia sull’immagine pittorica nell’osservazione della guerra.
Un ultimo particolare: l’album è stato acquistato ad Ypres, in un negozio di antiquario specializzato in libri e oggetti della Prima Guerra Mondiale (esiste in questi luoghi un turismo di guerra che è fonte di reddito per le popolazioni) posto proprio davanti a uno dei musei più interessanti sulla Grande Guerra, l’Inflanders Fields Museum.

giovedì 13 maggio 2010

L'album di Edmond



Edmond, trincea di prima linea
L'album che chiameremo di Edmond, racconta la prima guerra mondiale sul fronte belga, da Ypres alle spiagge dell'Oceano Atlantico. Il Belgio, dopo l'invasione dell'agosto del 1914, si era ridotto ad una piccola striscia di territorio in cui inglesi, francesi e belgi cercavano di resistere alla pressione tedesca in questo settore del Fronte Occidentale. Era un punto importante dell'intero fronte perchè da qui i tedeschi avrebbero potuto occupare i porti francesi e minacciare direttamente l'Inghilterra e, cosa di grande importanza, interrompere il flusso di aiuti che proveniva dagli Stati Uniti d'America. Il proprietario dell'album si chiamava Edmond, leggiamo il suo nome dietro una fotografia, e doveva essere un alto ufficiale dell'esercito belga. Di lui non sappiamo altro e non sappiamo neppure se fu l'autore delle fotografie raccolte nell'album.
Forse fu il suo attendente a fotografare, forse ebbe le fotografie da altri ufficiali; scorrendo le immagini di
questo documento fotografico possiamo vedere cosa accadeva nelle linee belghe e nelle retrovie. Molte fotografie furono eseguite nelle vicinanze di Dixmude, la cittadina che dopo i fasti del suo passato di centro tessile nel Medio Evo, subì gravi distruzioni e divenne uno dei cardini dell'intero fronte. L'interesse dell'album sta nel fatto che le immagini coprono un periodo molto lungo, dall'inizio del 1915 al 1919. Le prime fotografie mostrano la visita dei sovrani del Belgio sulle linee del fronte: Alberto Primo con l'elmetto sul capo visita le trincee nel 1916, la regina Elisabeth nel 1915 compie un'ispezione e si sporge da una trincea per osservare il nemico.

Alberto Primo in trincea, 1916
La regina Elisabeth si sporge per osservare le linee nemiche, 1915


Le fotografie della regina furono pubblicate anche da Le Miroir. Altro elemento importante dell'album sono le cerimonie militari che si svolgono sulle spiagge di Bray Dunes o di De Panne alla presenza dei sovrani. Il re e la regina guiungono a cavallo e voglio essere presenti perchè nella guerra si gioca non solo il loro regno, ma la stessa sovranità del Belgio. La vita nelle trincce è documentata attraverso numerose fotografie in cui vengono mostrate situazioni diverse e si ricostruiscono momenti di guerra: il lancio di una bomba, una mitragliatrice in azione, i soldati con le maschere antigas oppure ripresi in momenti di pausa.

Mitragliatrice in azione



Soldato in trincea con lancia granate

La guerra vera possiamo osservarla in un'immagine in cui la linea di trincee è sovrastata da una grande nuvola di fumo.

Bombardamento tedesco
Le fotografie riprendono anche alcuni punti delle linee tedesche, posti avanzati di osservazione e il paesaggio completamente sconvolto della terra di nessuno.

Visione generale delle linee tedesche

Posto di osservazione tedesco
Altro elemento importante di questo album e che ci riconduce alla presenza della morte, sono le immagini di alcuni cimiteri militari organizzati in modo provvisorio e i funerali di ufficiali caduti. Una fotografia è particolarmente interessante: in un piccolo cimitero qualcuno ha posto su una croce una falce e un fucile incrociati come ultimo ricordo di un soldato morto in difesa della sua terra. Forse si trattava di un militare originario dei luoghi in cui si stava combattendo.

La falce e il fucile
Le fotografie dei funerali invece testimoniano l'attenzione dei soldati verso la sepoltura dei loro compagni: una cerimonia che doveva svolgersi secondo le regole precedenti lo scoppio della guerra. L'alto numero dei caduti e il fatto che molti corpi fossero lasciati insepolti a marcire o fatti a pezzi dalle artiglierie, lasciava un forte senso di vuoto tra i combattenti: dare una sepoltura onorevole ai caduti significava anche ricongiungere il mondo della guerra totale a quello che i soldati si erano lasciati alle spalle con lo scoppio della guerra e che era fatto da abitudini e riti ben codificati.

Funerali di un ufficiale
Edmond appare in alcune fotografie, in una è anche in prima linea e in altre mentre ispeziona le linee. Una fotografia del 1918 documenta la fuga di alcuni soldati tedeschi che disertano per raggiungere le linee nemiche, sono figure confuse che testimoniano il senso di sbandamento dei tedeschi nell'autunno del 1918.

Tedeschi in fuga
L'album si conclude con l'entrata dell'esercito belga nella città di Bruges e con la visita del Presidente della Repubblica Francese in Belgio, dopo la cessazione delle ostilità.

Alberto Primo e il Presidente della Repubblica francese Raymond Poincaré
 Le fotografie sono quasi tutte accompagnate da didascalie, alcune sembrano scritte in un periodo successivo. I luoghi fotografati sono descritti, ma non è sempre facile identificarli su una cartina geografica e sarebbe interessante rivisitare il fronte alla luce di queste fotografie. Chi si reca in Belgio e visita i luoghi documentati nell'album di Edmond, avverte una strana sensazione di silenzio e di vuoto: questa terra venne avvelenata da milioni di proiettili tossici e letteralmente sconvolta dalle artiglierie. In una fotografia, un gruppo di soldati si affaccia sui bordi di un grande cratere riempito dall'acqua delle intense piogge che cadono frequenti sull'intera regione.

Cratere con tre soldati