Il documentario che presentiamo è stato girato nel mese di luglio nel corso di una visita sui campi di battaglia della Somme, siamo andati a Beaumont Hamel dove c'è il sacrario dei volontari di Terranova che il 1° luglio del 1916 vennero sterminati nel corso del primo giorno dell'offensiva britannica. In questi luoghi è ambientata una pagina del romanzo Tenera è la notte di Francis Scott Fitzgerald. Il protagonista del romanzo, Dick, osservando i campi di battaglia, riflette sulla guerra terminata da pochi anni e fornisce una spiegazione sul perché gli uomini poterono combattersi dal 1914 al 1918, in un conflitto che segna la fine di un'intera epoca.
lunedì 17 agosto 2015
sabato 11 luglio 2015
La rivolta degli Alpini ad Aosta del 25 e 26 novembre 1915 Quarta e ultima parte
Copertina della rivista Il Mondo del 1916 con una fotografia in cui posano gli Alpini in atteggiamento da combattimento
Da Torino giunge ad
Aosta il Commissario di P. S. Odilio Tabusso, invia i risultati dell'inchiesta
al Prefetto Verdinois in data 29 novembre. Nel fascicolo conservato presso l'Archivio
Centrale dello Stato. Presidenza del Consiglio, il documento è autografo e Tabusso
cercando di ricostruire le vere cause dalla rivolta, traccia anche un panorama
ampio dell'atteggiamento dell'elite valdostana nei confronti della guerra."...Si era in principio ritenuto che i
riprovevoli fatti"scrive Tabusso"
fossero il frutto di un preordinato accordo, circostanza questa più assodata
dalla considerazione che quasi tutti i dimostranti erano affiliati a partiti
manifestamente contrari alla guerra. Sta invece che le cause delle mai
abbastanza lamentata violenta dimostrazione sono da ricercare nell'ambiente
militare in cui gli alpini hanno passato il tempo dopo il loro ritorno dal
fronte per ferite e malattie colà incontrate." Tabusso punta l'indice sul
trattamento subito dai reduci dal fronte nelle caserme di Aosta ed esclude
l'influenza del socialismo neutralista o del partito clericale, tracciando un
quadro della situazione aostana in cui emerge la fragilità delle organizzazioni
operaie. "Non l'elemento operaio che anche nei
tempi ordinari è ridotto, nella stagione invernale, ai minimi termini; non
l'opera deleteria degli affiliati ai partiti estremi che qui non può e non deve
essere presa sul serio, giacché il partito popolare e socialista anche prima
che scoppiassero le ostilità con l'Austria nel suo giornale di classe Le Mont
Blanc non ha mai fatto opera di disgregazione ma tenne una linea di condotta
interventista. Non la propaganda privata o pubblica perché qui mancano le
leghe, i circoli e le associazioni politiche...".
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| Elaborazione fotografica a partire dalla relazione del Commissario Odilio Tabusso |
Tabusso analizza la stampa locale che sembra
perfettamente allineata con il nuovo clima determinato dall'entrata in guerra
dell'Italia. "E neppure la stampa locale, specie in questi ultimi tempi, ha nei
suoi articoli scritto vivacemente contro la guerra. I quattro periodici ..., Le
Mont Blanc, già nominato, Le Pays d'Aoste, la Doire e Le Duche d'Aoste, che del
resto non sono letti dai soldati, specie di altre regioni, e su di essi non
possono quindi esercitare influenza alcuna, non hanno mai stigmatizzata o
deprecata la nostra guerra. Le Ducheé d'Aoste e Le Pays d'Aoste, organi del
partito clericale, notoriamente non interventista, prima che si aprissero le
ostilità e anche a guerra dichiarata e combattuta hanno bensì avuto qualche
articolo leggermente accentuato in senso pacifista, ma in seguito e specie in
questi ultimi tempi hanno modificato la loro linea di condotta dando ampi[...]
anche ad articoli e corrispondenze di soldati che stanno combattendo al fronte,
articoli di entusiasmo per la guerra." Dopo aver escluso i socialisti e i giornali locali, Tabusso salva anche
la cittadinanza di Aosta che "nessuna
parte, anche indiretta, ebbe pure negli incresciosi incidenti la popolazione di
Aosta: tutta la cittadinanza si è mostrata estranea al fatto, stigmatizzando
l'accaduto e non confondendosi e questo è stato constatato de visu anche
dallo scrivente[..]. Si hanno quindi solo cause intrinseche all'elemento
militare." Tabusso su questo punto sembra molto informato: i soldati
parlano con la gente e tra loro, si chiacchiera anche con quelli che sono di
stanza ad Aosta e non avrebbero dovuto partire. Tabusso non risparmia il
comportamento degli ufficiali che nelle relazioni stilate dai militari era descritto
come dettato solo dall'inesperienza. "E'
voce comune in città, e ciò è stato confermato nei diversi interrogatori da me
fatti a persone che più avvicinarono i soldati, che la dimostrazione ebbe origine
innanzitutto dalla mancanza assoluta della disciplina e dalla inettitudine, è
doloroso dirlo, del capitano di fanteria Ponti (?) notoriamente contrario alla
guerra (egli stesso riuscì ad ottenere di non partire pel fronte) e comandante
interinale del presidio e degli ufficiali subalterni di complemento troppo
legati da amicizia, e quindi arrendevoli coi loro dipendenti. Ma altre cause
più gravi hanno dato luogo alle scenate. Il cattivo trattamento fatto ai
soldati in caserma, sia i feriti e i convalescenti che non verrebbero trattati
coi dovuti riguardi dagli ufficiali medici, sia agli altri soldati che
mancherebbero, per la poca esperienza degli ufficiali richiamati, qualche volta
del vitto o del caffé o non avrebbero delle coperte o paglia insufficiente per
dormirci sopra. Quest'ultima anzitutto è stata la causa occasionale, il
pretesto dei fattacci. Alla vigilia della partenza pel fronte erano state tolte
ai soldati, per timore che andassero poi perdute o disperse, le coperte di lana
da letto. Ne conseguì che gli alpini dopo avere bevuto parecchio e fatte le
note peregrinazioni per la città, sapendo di dover tornare ai quartieri, al
freddo, e nella notte del 25 al 26[...]questo era intenso, per le cause già
accennate ed anche perché malvolentieri ritornavano per la 2° o la 3° volta al
fronte, iniziarono, specie qualche soldato ancora non completamente guarito e
rimessosi in salute, la turbolenta dimostrazione, prima in pochi e poi in
numero considerevole perché i più violenti, fatto ritorno in quartiere erano
riusciti a far fare, anche con la minaccia di lesioni e danni personali, causa
comune agli altri che già si erano ritirati. Che la cosa non fosse preordinata
lo dimostra il fatto che buona parte degli alpini, poche ore prima della
dimostrazione avevano scritto lettere alle rispettive famiglie mandando loro
notizie dell'imminente partenza; erano andati a salutare le persone di loro
conoscenza e qualcuno anche aveva fatto acquisti di generi alimentari di prima
necessità e perfino[...]di inchiostro e di carta da lettera perché dicevano
essi, difficilmente in trincea ne avrebbero trovata. Le cause dei disordini
sono quindi precisamente quelle dianzi accennate per quanto l'autorità
militare, e se ne comprende la ragione, non voglia forse accennarle e ammetterle;
e poiché mi[...], per averlo appreso da persone degne di fede, che anche fra
gli alpini sciatori che attualmente si trovano per l'istruzione a Courmayeur ed
in altre località del circondario, e che fra non molto rientreranno in Aosta,
serpeggia un vivissimo malumore per i non buoni trattamenti cui devono
sottostare da parte dei loro superiori, segnalo la cosa alla[...]per quelle
determinazioni rese necessarie dall'importanza del momento attuale. Con il
massimo ossequio. Il Commissario di ps Tabusso"*
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| Elaborazione fotografica a partire dalla relazione Tabusso |
In
vino veritas! Dicevano i romani. Nel vino allora, questa miscela etilica in
grado di eliminare le inibizioni e le paure, si riversa la rabbia a lungo
repressa che esplode improvvisamente nella rivolta e nella voglia di spaccare
tutto, di distruggere i simboli del potere. L'antico borgo di Aosta, dove
sembra che non succeda mai niente se non acerrime beghe tra notabili, vive una
notte brava in cui per una volta 400
esseri umani dicono che della guerra ne hanno abbastanza. Ci chiediamo:
è possibile che in 400 siano tutti ubriachi? Forse qualcuno è cosciente di
quello che sta facendo e per il momento non sa come finirà, a quanti anni di
galera verrà condannato, magari dopo la fine della guerra e a vittoria
conseguita. Nella relazione scritta e firmata da Odilio Tabusso su questo
modesto episodio di insubordinazione nelle lontane retrovie del fronte sembra
esplicitarsi un contrasto tra il potere militare e quello civile che si
accentuerà sino alla disfatta di Caporetto. A mettere una parola fine a questa
vicenda è il Ministro della Guerra Zupelli con una relazione inviata al
Presidente del Consiglio Salandra in cui si fa propria la tesi del vino
scatenatore dei tumulti, ma entra in campo un elemento nuovo che non avevamo
ancora sentito menzionare: una scala. La data del documento è il 12 dicembre
1915. "... una scala rinvenuta al lato
esterno del muro di cinta della caserma, lascia supporre che molti, dopo essere
rientrati, abbiano di nuovo abbandonata la caserma scalando il muro. Verso la
mezzanotte un gruppo di un centinaio circa di soldati alterati dal vino si
trovò riunito al centro della città e si dette a schiamazzare, gridando
"abbasso la guerra! abbasso la camorra! non vogliamo più partire! vadano
un po' gli altri non sempre noi!" volendo alludere ai soldati della
milizia territoriale di fanteria che erano sempre rimasti in paese. Non valsero
le esortazioni degli ufficiali accorsi a calmarli e a farli tornare in caserma.
Una pattuglia dei carabinieri fu aggredita e costretta a ritirarsi. Quindi la
turba urlando, fischiando e scagliando sassi, si diresse verso una delle
caserme, ruppe i vetri delle finestre, rovesciò la garitta, sfondò il portone,
si scagliò all'interno, infranse le lampade elettriche, aprì le porte delle
prigioni per liberare i puniti, salì nelle camerate, svegliò i soldati e
minacciando e gridando: fuori i crumiri! fuori i vigliacchi! comandiamo noi! li
costrinse fuori della caserma e a seguirla. Poi si recò all'altra caserma e ripeté lo stesso chiasso, gli stessi
tumulti, gli stessi atti di vandalismo. Due ufficiali che tentavano di nuovo di
sedare i riottosi furono accolti a fischi, a sassate. Poi i tumultuanti si
diressero alla stazione ferroviaria, ruppero vetri e fanali e costruirono delle
barricate sui binari per impedire ai treni di partire. Frattanto si erano fatte
le quattro e un po' di calma cominciò a entrare in quegli animi esaltati.
Alcuni gruppi vennero a miglior consiglio e dando al fine ascolto
all'esortazione degli ufficiali rientrarono in caserma. L'esempio fu di mano in
mano seguito da altri. Alle 9 risultarono quasi tutti rientrati. Alla chiamata
mancavano solo 24 individui. La partenza per la zona di guerra si effettuò poi
alle 19, ed avvenne col massimo ordine. Anche il viaggio fino a destinazione
non dette luogo ad alcun incidente. Furono trattenuti ad Aosta 24 militari, ai
quali, come maggiormente compromessi nei disordini, furono denunciati al
tribunale militare di Torino per i reati previsti dagli articoli 115,116, 228 e
230 del Codice Penale Militare. L'inchiesta ha pure accertato che alcuni
ufficiali mancavano di previdenza e di prontezza o non usarono tutta l'energia
che sarebbe stata necessaria: e questi furono disciplinarmente puniti. Ma non
fu possibile assodare se l'opera di sobillatori abbia avuto parte nei disordini.
Ma certo deve avervi contribuito l'ambiente in cui i militari tornati da fronte
vennero a trovarsi, in mezzo ai parenti e ai compaesani che li commiseravano,
lontani da quegli alti incentivi che si acquistano sul campo dell'azione. Il Ministro Zupelli (firma autografa)"
| La Stazione di Aosta oggi |
Sui motivi di
ribellioni come quella di Aosta si è soffermata la riflessione degli storici. In"Soldati
e prigionieri italiani nella Grane Guerra, Giuliana Procacci scrive: "Le tre principali ribellioni che si
verificarono nell'inverno del 1915, ad Aosta, a Sacile, a Oulx, tra reparti di
alpini che stavano per partire per il fronte, dipesero dal fatto che i soldati
ritenevano di avere diritto a un più lungo periodo di riposo; sui turni e
licenze mancava infatti ogni uniformità di trattamento e poteva anche accadere
-come avvenne- che ad alcuni reparti fanteria non fossero concesse licenze per
oltre due anni o che restassero in trincea per dieci e più mesi. Tuttavia se il
motivo scatenante era la convinzione che fossero stati ingiustamente lesi dei
diritti, spesso però la protesta sfociava in esplicite manifestazioni di
avversione alla guerra, e di aperta ostilità contro lo Stato e le sue
istituzioni...A differenza dei soldati italiani, inglesi e francesi
distinguevano gli immediati responsabili dei massacri, che condannavano, dalle
istituzioni politiche del paese, che non venivano mai messe in causa, e per
difendere le quali essi accettavano di combattere..."
Come reagì lo Stato
dinanzi alle ribellioni di Aosta, Sacile, Oulx?
Sempre Giuliana Procacci,
dopo aver descritto brevemente i fatti accaduti in particolare ad Aosta,
tratteggia l'atteggiamento dei gruppi dirigenti che scelsero una sola strada: "Altri episodi si verificarono nei
mesi successivi, senza però raggiungere i livelli di quelli descritti. In
seguito agli avvenimenti di Sacile (in cui i rivoltosi avevano esploso in aria
colpi di fucile nda.) infatti, Cadorna aveva scritto a Salandra la già
ricordata lettera del 14 gennaio 1916, nella quale si era espresso contro le
sentenze che contemplavano solo l'ergastolo, e a favore delle condanne a morte:
poiché gli elementi di accusa erano spesso solo indiziari (come appunto nel
caso di Sacile), Cadorna aveva deplorato che il codice non prevedesse la
facoltà della decimazione, all'uso della quale, in seguito agli sbandamenti
legati all'offensiva nemica del maggio 1916, come già vedemmo, autorizzò e
incitò i comandanti, che la misero spesso in azione, inducendo pertanto i
sodati a desistere da atti di protesta."[da Soldati e prigionieri italiani
nella Grande Guerra di Giuliana Procacci, pagg. 98-99, Ed. Bollati Boringhieri,
2000]
*Nel 1922, il giorno
dopo la marcia su Roma, il Commissario Odilio Tabusso, diventato nel frattempo
vice-questore di Torino, assiste compiacente alla devastazione della sede del
giornale comunista "L'Ordine nuovo" da parte delle squadre fasciste.
Era presente anche il commissario Mariano Norcia che era al comando di reparti
del 91° fanteria. Nessuno intervenne in difesa della sede del giornale fondato da Antonio Gramsci. [Informazioni tratte da: http://www.anppia.it/news/2013/12/18/novantuno-anni-fa-a-torino-la-strage-del-XVIII-dicembre/]
La rivolta degli Alpini ad Aosta del 25 e 26 novembre 1915 Terza parte
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| Elaborazione fotografica a partire da un documento inviato il 27 novembre 1915 |
Le relazioni stilate in
seguito alle indagini compiute sulla rivolta degli Alpini ad Aosta del 25-26
novembre 1915, rendono evidente l'attenzione delle autorità militari e civili
per la tenuta dell'esercito a pochi mesi dalla dichiarazione di guerra
all'Impero Austroungarico e per quello che un settore ritenuto importantissimo
nel quadro più generale dalla guerra: il fronte interno. Ricordiamo che Il
Regno d'Italia era entrato in guerra non in un clima di concordia nazionale, ma
dopo mesi attraversati da divisioni e scontri di piazza che alcuni studiosi ritengono essere l'anticipazione di un intero ciclo storico che solo in parte
si concluderà con la fine della Seconda Guerra Mondiale e del fascismo.
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| Artiglieri italiani sotto il fuoco nemico, illustrazione tratta da Le Pays de France 1915 |
La prima
relazione sugli avvenimenti di Aosta è del
Tenente Generale Comandante la Divisione Territoriale, Generale Saverio
Nasalli. Il documento, definito "riservatissimo", è inviato da Novara
il 27 novembre 1915; l'alto ufficiale è giunto ad Aosta verso le 15 del 26. "Smontato alla caserma Alpina (piazza
d'Armi)" scrive "trovai il
servizio alla porta regolarmente ristabilito, la guardia si schierò com'era
prescritto ecc. ecc., solo indizio del disordine parecchi vetri infranti nella
facciata della Caserma e la lampadina elettrica dell'ingresso abbattuta...Alle
15, dei 405 designati a partire, mancavano circa un centinaio, ma ancora se ne
andavano presentando alla spicciolata, lasciando in bianco il numero finché
avessi cifrato tutto il lungo telegramma, al momento di spedirlo avrei
notificato che i mancanti erano 18 (dei quali una piccola parte, dell'alta
Valle d'Aosta, si sapeva che erano partiti con l'automobile postale e ordine
era stato telegrafato ai Carabinieri di arrestarli)." Apprendiamo qui
che tra i coinvolti nell'ammutinamento, ci sono anche dei valdostani che forse hanno cercato di
raggiungere le loro case nei villaggi dell'alta Valle. Coloro che sono rientrati in caserma sono calmi, alcuni intontiti
dall'effetto "ritardatario del vino", altri,
tristi e spaventati dopo un eccesso, scrive l'ufficiale, di cui si cominciano a
capire le conseguenze. Il comportamento
degli ufficiali è stato nel complesso buono, ma di alcuni si sottolinea
l'inesperienza. "Il Tenente Colonnello Conti Comandante del Deposito fu
all'altezza della situazione. Partì con Maggiore, appena promosso, Gagliardi,
convalescente a Ivrea e recante ancora i distintivi di capitano (noto nel
reggimento per due medaglie al valore) e coi due migliori sottotenenti che
aveva disponibili, e appena giunto rimise l'ordine nelle due caserme...coordinò
l'opera degli ufficiali di Aosta, che non era stata deficiente ma disordinata e
non molto efficace per mancanza ancor più di pratica e di autorevolezza per
impulso centrale." Viene escluso il complotto."Occorre premettere che gran parte dei
400 partenti erano già stati al fronte e ne erano tornati feriti, alcuni anche
due volte e V.E. probabilmente sa come sia intimo pensiero, non solo degli
alpini, ma, a quel che dicono i medici e la Croce Rossa, di tutti i militari
feriti, che un soldato ferito ha pagato il suo tributo e che quindi egli non è
più tenuto ad altro. (Constato naturalmente, comprendo anche, ma non approvo)."
| Aosta, Piazza della Repubblica. Nel 1915 questo luogo, posto fuori dalla cittadina, si chiamava Piazza d'armi e qui sorgevano le caserme da cui partì la rivolta degli Alpini |
La constatazione, la comprensione e la dovuta disapprovazione dell'ufficiale rientrano
in un atteggiamento mentale prudente di chi ormai ha capito che la guerra non
sarà così breve come è stato promesso e come in molti continueranno a
sostenere. L'accenno alla Croce Rossa è interessante perché si cerca di entrare
nella psicologia del soldato, un essere pensante che invece dovrebbe essere
spogliato del tutto della sua personalità. Ci riferiamo alle idee di Cadorna su
come dovesse essere organizzato l'esercito e alle riflessioni di Padre Agostino
Gemelli, analizzate dallo storico Antonio Gibelli in "L'officina della guerra", Ed. Bollati-Boringhieri. Il vino
gioca parte importante nella rivolta. "Pochi
avvinazzati, poco buoni soldati e più malcontenti, manifestarono ad alta voce
questo sentimento che trovò un'eco facile e consentaneo negli altri non meno
avvinazzati e in breve tempo la collera del vino si sviluppò ad alta tensione."
Al di là del vino, c'è sicuramente qualcosa che cova nell'animo dei soldati;
l'ufficiale descrive le misure preventive che però non evitano il malcontento."La truppa, come pratica sempre il 4°
Alpini, per evitare il prolungarsi di una situazione che si risolve nelle
grandi bevute e nelle ubriacature negli alpini e in Piemonte, era stata
avvisata della partenza il giorno stesso dopo una marcia. La partenza doveva
avvenire alle ore 6 del mattino del 26 e la sveglia alle ore 3. Alla ritirata
mancavano 150 individui." E' questo il momento in cui scatta la
rivolta."L'ufficiale di servizio che
andava e veniva fra le due Caserme, un Ufficiale del Battaglione di M.T. che
notò dei gruppi, il Maresciallo dei R.R. C.C.
con qualche milite, avviarono con qualche difficoltà circa 100 alle
caserme. Verso la mezzanotte un gruppo di circa 50 aveva cominciato a gridare
abbasso la guerra e che era composto dai più avvinazzati, affrontati da
pattuglia all'arma (per la quale gli alpini hanno marcata antipatia) si ribellò
alle ingiunzioni e qualcuno estrasse anche la sciabola baionetta con minacce
che ieri si dicevano verbali ma che non stupirei risultassero poi anche
materiali. L'ufficiale di servizio accorso, tentò anch'egli di vincere i
riottosi ma questi abbandonato l'Ufficiale si portarono in gruppo alla caserma
alpina e si precipitarono in massa urlando, ed impadronitisi degli alpenstock,
bastonando i meno pronti, obbligarono gli altri ad alzarsi e uscirono con loro.
Una volta usciti si sviluppò questa follia inevitabile in una massa di 400
individui ubriachi di cui alcuni ubriachi fradici. Ruppero i vetri della
facciata, nell'uscire in frotta rovesciarono la garitta della sentinella e
portatisi in città ruppero un lastrone di un negozio e due vetri della Sotto
prefettura (questo lo seppi dopo spedito il telegramma) e tentarono, ma invano,
di far riaprire le osterie battendo violentemente a quelle porte e a quelle
anche di cittadini più disgustati che impauriti. Mentre il chiasso svegliava
gli ufficiali alloggiati alla "Corona", ufficiale di servizio vistosi
impotente da solo era corso a svegliare il capitano di fanteria Ponti
Consegnatario del Magazzino che primo affrontò gli ammutinati senza alcun
risultato ma senza ricevere alcuna offesa. Gli altri ufficiali intervennero
pure, ma l'impressione mia è che al primo momento tutti persero alquanto la
testa compreso il sottoprefetto e ciò produsse i telegrammi allarmanti
ricevuti, pei quali la città pareva preda di rivoltosi. L'inchiesta potrebbe
ancora rivelare qualche parziale deficienza negli ufficiali, ma la mia
impressione è che vi fu inesperienza da parte loro e inefficacia dovuta alla
poca autorevolezza, necessaria per tutte le truppe ma più per queste, speciali
per carattere e abitudini locali." L'ammutinamento assume così
i caratteri di una rivolta spontanea che non sembra avere alcuna testa politica
furochè l'idea di non voler più tornare in trincea. I soldati sanno cosa li
aspetta e la rabbia si manifesta nel solo modo possibile: la disobbedienza a
giovani ufficiali mal addestrati e freschi di nomina, l'astio nei confronti dei
carabinieri, la devastazione dei simboli di tutto ciò che è militare e, in
primo luogo, la caserma.
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| Elaborazione fotografica a partire dal documento inviato il 27 novembre 1915 |
Le ultime righe del rapporto contengono una
constatazione di tipo militare sulla guerra in corso e un'altra di carattere
politico. "Credo per ultimo far
osservare che il 4° Alpini passa in paese e fra i soldati per il reggimento che
ha avuto le maggiori perdite fra tutti i reggimenti alpini. Si dice
insistentemente che il Reggimento abbia avuto 8.000 fra morti, feriti, dispersi
(non credo sia la cifra esatta, ma so che la cifra vera è molto elevata). Le
perdite essendo locali come i soldati... questo discorso ripetuto in ogni
conversazione ribadisce nei soldati e anche famiglie il falso concetto che il
ferito abbia pagato un contributo non rinnovabile. Malgrado ciò l'elemento
Valdostano non avrebbe fatto nulla se ad esso non fossero mescolati operai del Biellese
di cattivo spirito militare e anche quelli di Aosta. Questa è convinzione degli
ufficiali, di cui nessuno è valdostano, e mia.". *
Nella quarta e ultima parte di questa serie di post dedicati agli avvenimenti aostani del novembre 1915, esamineremo la relazione stilata dal Commissario di P.S. Tabusso in cui sono esaminate la situazione politica ad Aosta e il trattamento degli Alpini nelle caserme.
*Archvio Centrale dello Stato Presidenza del Consiglio dei ministri "Aosta-Ammutinamento del 4° reggimento"
mercoledì 8 luglio 2015
La rivolta degli Alpini ad Aosta 25 e 26 novembre 1915 Seconda Parte
I documenti che riguardano la rivolta degli Alpini ad
Aosta nella notte tra il 25 e il 26 novembre del 1915, ci consentono di ripercorrere le fasi
dell'avvenimento e in questo secondo capitolo del nostro racconto, iniziamo ad esaminarli a partire dalle prime notizie.
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| Elaborazione grafica a partire da uno dei telegrammi inviati al Ministero degli Interni il 26 novembre 1915 |
Il primo telegramma è del 26
novembre ed è ricevuto al Gabinetto del Ministro dell'Interno alle ore 18,15,
giunge da Aosta ed è inviato alle ore 15,15.
"Circa
300 sodati 4° reggimento Alpini ivi distaccati destinati partire stamane per
ignota direzione ammutinatisi rimasero sera fuori caserma dopo ritirata - Ore
24 improvvisamente formossi tra loro dimostrazione al grido: abbasso la guerra!
- percorsero vie città commettendo atti
teppistici - Intervenuta arma diretta sottoscritto - stante eccessivo numero
dimostranti armati fu conveniente ritirarsi per evitare gravi conseguenze -
rimandata partenza prese disposizioni per effettuarla garantendo ordine
pubblico - al momento calma perfetta - sottotenente Pierantoni".
Il grido, "politico", di
"abbasso la guerra!" urlato dai dimostranti e il fatto che vengano
definiti armati sottolineano la gravità della situazione.
Il secondo telegramma è
inviato dal Prefetto di Torino Verdinois sempre al Gabinetto del Ministro
dell'Interno alle ore 19,25 del 26.
"Di
circa quattrocento alpini che d'Aosta dovevano ripartire all'alba per il fronte
e che questa notte si sono ribellati attualmente rimangono fuori caserma solo
una trentina - Tutti gli altri essendo rientrati - Alcuni alpini recaronsi
questa notte nella stazione ferroviaria rovesciando materiale sui binari -
Danni lievissimi non perturbarono servizio - Ad ogni buon fine ho provveduto
per la partenza di altro rinforzo di carabinieri - Città Aosta mantiensi calma
insano tentativo Prefetto Verdinois".
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| Elaborazione grafica a partire dal secondo telegramma inviato dal Prefetto di Torino Verdinois |
Un terzo telegramma, sempre di Verdinois, é inviato il 26 alle ore 20,30 e ricevuto alle 22,35. "alpini
con forte scorta dei carabinieri sono partiti poco fa da Aosta con treno
speciale per la zona di guerra Al momento della partenza sono stati trattenuti
in arresto una quindicina di alpini ritenuti caporioni della ribellione - sono stati pure trattenuti in arresto altri
due o tre che hanno emesso grida di -viva l'Austria-".
Ancora un telegramma di
Verdinois del 27, inviato alle ore 15,45
e ricevuto alle 19,15.
"i primi accertamenti tenderebbero ad
escludere l'ipotesi di opera di estranei nell'ammutinamento del reparto degli
alpini- Costoro appartenenti ai circondari di Biella é vero erano dolenti di
dover tornare in guerra senza aver riveduto le loro famiglie ed irritati che i
soldati di fanteria rimanessero ad Aosta cui le proteste che forse anche per le copiose
libazioni fatte dagli alpini durante la sera di giovedì...non rientrarono in
caserma all'ora della ritirata degenerarono poi in aperta e grave ribellione - La popolazione valdostana è dolente del fatto
che può menomare la sua reputazione mentre gli ammutinati appartengono ad altra
provincia".
L'informazione del
Prefetto contiene un dato importante: gli alpini non vogliono essere i soli a
fare la guerra, chiedono che anche quelli di stanza territoriale ad Aosta
vadano al fronte. E' un elemento di divisione e di guerra fra poveri che si
inserisce tra i soldati. Il fatto che i soldati siano per la maggior parte del
biellese verrà sottolineato anche altre relazioni.
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| Il Presidente del Consiglio Antonio Salandra |
In seguito ai fatti di Aosta
si muove il Presidente del Consiglio Salandra che invia un telegramma a
Verdinois. Il fascicolo conservato presso l'Archivio Cebtrale dello Stato (Presidenza del Consiglio dei Ministri) contiene la copia autografa del messaggio di Salandra e viene spedito il 27
novembre alle ore 10,22. "Verrà da
Lei tenente Bellomia sostituto avvocato fiscale incaricato costà di
un'importatane istruttoria militare. La prego trasmettermi le comunicazioni che
egli le farà. La consegna agire assoluta riserva e non ammette ... diretta
ingerenza autorità di polizia. Salandra". Dalla calligrafia, non
sempre chiara, di Salandra scaturisce il contrasto tra i differenti corpi dello
stato: assoluta riservatezza da parte dei militari e niente ingerenze delle
autorità di polizia.
lunedì 6 luglio 2015
La rivolta degli Alpini ad Aosta 25 e 26 novembre 1915 Prima parte
| Il fascicolo conservato presso l'Archivio Centrale dello Stato. Le immagini dei documenti in esso contenuti non saranno pubblicate in quanto su di esse gravano dei diritti di pubblicazione. |
Un episodio sconosciuto
avvenuto ad Aosta durante la Prima Guerra Mondiale e citato brevemente in studi più generali dedicati
all'Esercito Italiano negli anni 1915-1918, riemerge dal passato esaminando i
documenti conservati presso l'Archivio Centrale dello Stato e contenuti in un
fascicolo dal titolo "Aosta- Ammutinamento degli Alpini del 4°
reggimento". L'analisi della documentazione svela una vicenda che si
inserisce nella protesta contro la
guerra che si manifestò in modi diversi e culminò durante la disfatta di
Caporetto, quando tanti soldati decisero di tornarsene a casa. Ad Aosta nel
novembre del 1915 tra gli alpini serpeggiò il malcontento ed esplose la rivolta
per il trattamento a loro riservato dalle autorità militari e questo fatto, unito
ad altre proteste avvenute nei paesi di Oulx e di Sacile e che ebbero come protagonisti sempre gli
alpini, mise in forte preoccupazione i
comandi militari e il Governo Salandra per la tenuta complessiva dell'Esercito
a pochi mesi dall'entrata in guerra dell'Italia.
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| Copertina della rivista francese Le Pays de France del 1915 in cui si rappresenta la guerra combattuta dagli Italiani sulle Alpi Orientali |
Che cosa accadde ad
Aosta? In seguito alle prime due sanguinose battaglie dell'Isonzo ad Aosta
vennero inviati numerosi alpini feriti e ammalati per trascorrere un periodo di
riposo in vista di essere inviati nuovamente al fronte. Improvvisamente fu
comunicato ai soldati che la data della partenza era stata fissata per la
mattina del 26 novembre: la sera del 25,
quando fu data agli alpini la libera uscita i soldati si ribellarono
all'ordine di tornare in caserma. Chi era rientrato uscì nuovamente per le
strade, furono infranti vetri e lampioni della caserma, vennero liberati
soldati detenuti e circa 400 uomini invasero le strade di una cittadina
addormentata in una notte fredda di inizio inverno. I ribelli cercarono di
bloccare la partenza dei treni rovesciando qualche carrello sui binari della
stazione, poi lentamente la protesta rientrò e i soldati si lasciarono
convincere dagli appelli degli ufficiali e dalla paura per le conseguenze del
loro gesto. I soldati del 4° Alpini partirono regolarmente per il fronte la sera
del 26, 24 furono i soldati deferiti al Tribunale Militare di Torino, la città
si mantenne calma e i cittadini che si recarono alla stazione assistettero con
un silenzio, definito insolito, alla partenza della tradotta.
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| La guerra in alta montagna vista in un'illustrazione della rivista francese Le Panorama de la Guerre del 1915 |
Su questo
episodio calò il silenzio e i giornali valdostani del tempo non ne parlarono. La
figura dell'alpino, fedele montanaro e difensore del re e dalla patria, fu
affidata ad una memoria che il fascismo costruì per giustificare se stesso e la
sua andata al potere, ma che non fu rivista e aggiornata nemmeno nei primi
decenni della Repubblica nata dalla Resistenza. Poi il lavoro degli storici
fece luce su cosa era stata realmente la Grande Guerra per la giovane nazione
italiana e oggi, in questo centenario, le cose vengono osservate in modo diverso.
L'analisi dei documenti a nostra disposizione e che riguardano questo episodio
di rivolta, mostra un'altra faccia della Grande Guerra. L'Italia di chi aveva
voluto l'intervento nel conflitto europeo che era già in corso da un anno, sembra
che stesse combattendo due guerre: una contro il secolare nemico austroungarico
e un'altra contro un popolo italiano ritenuto inaffidabile, influenzato dalla
propaganda socialista e che si sentiva estraneo alla guerra liberatrice per le
province irredente, propugnata sulle piazze dalla piccola e media borghesia
interventista. I montanari delle vallate valdostane e piemontesi che
combatterono nel corpo degli alpini non avevano un atteggiamento molto diverso
da quello del vasto mondo contadino italiano per cui il concetto di patria e di
Italia era ancora molto vago. Emerge dalla lettura delle relazioni che vennero
stilate a partire 26 novembre 1915, la preoccupazione delle autorità militari
per la scarsa efficienza del corpo ufficiali e un sospiro di sollievo per il fatto
che tra le cause della rivolta non ci fosse l'agitazione di gruppi politici
contrari alla guerra, i socialisti, i cattolici oppure gli anarchici. La
responsabilità venne affidata al troppo vino bevuto nelle bettole della città e
a qualche esaltato che, sempre nei fumi del vino, aveva corrotto ed eccitato
gli animi. Purtroppo in casi come questi i documenti che ci restano oggi sono
quelli ufficiali e scritti da coloro che nella guerra ci credevano oppure
dovevano farla fare agli altri, cercando con tutti i mezzi di mantenere
l'ordine e la disciplina tra i soldati. Nel fascicolo conservato presso
l'Archivio Centrale dello Stato, di questo episodio non ci restano le
testimonianze dei soldati, non ci sono gli atti del tribunale che processò e
condannò i responsabili. Se si esaminano i documenti ufficiali non si può fare
a meno però di notare come qualcuno, tra le autorità, individuasse anche le
reali cause della rivolta che covava da tempo e il cui esplodere fu addebitato
ai fumi del vino. I documenti a nostra disposizione sono i seguenti: cinque
telegrammi, una relazione del Generale Zupelli, Ministro della Guerra, al
Presidente del Consiglio Salandra, un'altra relazione del Tenente Generale Comandante la Divisione
Territoriale, inviata il 27 novembre, un documento firmato dal Prefetto di
Torino Verdinois e datato 30 novembre, un altro, sempre di Verdinois, in cui si
giustifica l'operato del Sottoprefetto di Aosta Pettinari e un'ultima relazione
del Commissario di Pubblica Sicurezza Tabusso in cui si fa un'analisi, anche
politica, della situazione ad Aosta e che individua le cause precise della
rivolta.
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| Le Pays de France, autunno del 1915, due fotografie illustrano la guerra degli italiani in montagna. |
Nel post succesivo presenteremo alcuni brani tratti dai testi dei documenti conservati presso l'Archivio Centrale dello Stato.
domenica 7 giugno 2015
Lettere dalla Grande Guerra Margherita del Nero 1917 gennaio
Il paese di Veroli nelle lettere di Margherita Del Nero a suo marito al fronte
1915-1918
Seconda parte
1917
gennaio
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| Margherita con suo figlio Bettino, morto nel 1915Margherita era nata il 10 gennaio 1887 e morì l'11 ottobre 1918 |
Con questo post
riprendiamo la pubblicazione delle lettere di Margherita del Nero inviate verso
un luogo lontano e quasi sconosciuto: il fronte. Suo marito Giuseppe sta lassù
insieme a migliaia di uomini. Milioni di soldati che combattono contro gli
austroungarici e un nemico altrettanto temibile: il freddo di un inverno che
uccide e gela il cuore di chi è partito e di chi è rimasto a casa ad attendere
notizie. Il cuore di Margherita diventa di ghiaccio quando capisce che suo marito
è insieme agli alpini, i soldati delle illustrazioni di Achille Beltrame che combattono
una guerra assolutamente diversa da quella che si sta combattendo su tutti i
fronti d'Europa. E' la guerra d'alta montagna, di cui gli storici iniziano a mettere in risalto la
diversità dal massacro che si consuma tra le opposte trincee del Fronte
Occidentale e di quello Orientale. Se il 1916 era stato l'anno dei massacri di
massa, ma con una debole speranza che le battaglie durate mesi potessero
mettere fine alla guerra, il 1917 è l'anno del disincanto: nessuno sembra più
credere che la guerra finirà, nessuno sembra più credere che ci sia una qualche
giustificazione per farla continuare. Margherita nella sua angoscia pensa,
riflette, si dispera, legge i giornali, ascolta le voci dei soldati di
passaggio per Veroli, si rende conto che attorno a se il mondo sta cambiando.
In una lettera racconta al marito il
vuoto che si sta creando nel paese: "Non
ci rimane proprio nessuno, levati questi ragazzi del 98, non c'è proprio più un
uomo" e in un'altra, di poco successiva, racconta che "questa notte, son partiti una trentina, tra
giovanetti e uomini sui quaranta anni, tutti diretti a farci i lavori di difesa
in zona di guerra". E' questa partenza notturna a restituirci il clima
di un mondo per noi oggi molto lontano: gli uomini si radunano nella notte in
qualche piazza, gli ultimi saluti, abbracci e poi il rumore di chi si allontana
e va lontano mentre il silenzio del paese ritorna ad avvolgere chi resta e
fissa ad occhi aperti il buio chiedendosi dov'é il fronte, cos'é la zona di
guerra, se si può tornare vivi da una zona di guerra.
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| Margherita del Nero |
3 gennaio
...alle 2 e tre quarti
è venuta una scossa di terremoto che è durata 10 secondi in senso ondulatorio.
Mi sono svegliata alla voce di Giggi che tutto spaventato parlava dalla finestra
con la gente dalla strada. Mi sono alzata pur io, è venuto tuo fratello e tua
madre dentro a me a narrarmi dello spavento che hanno avuto, e in un attimo la
strada si è gremita di gente. Da tutti si dice che anche il 13 gennaio 1915 fu
pochi giorni prima avvisato da una breve scossa come questa di questa notte.
Ringrazio di cuore Dio che non ho inteso niente che avrei avuto chissà che
paura... Lo sai nei giornali si parlava molto di un trattato di pace, ora però
sembra che il tutto sia andato a monte; il piccolo (giornale quotidiano) di ieri sera trattava dei tumulti che
avvengono in Germania e della carestia e fame che ci è in quella regione. Chi
lo sa se sia vero. La Germania vuole fare la pace a modo suo, più che pace
potrebbe chiamarsi armistizio perché tra pochi altri anni ricomincerebbe di
nuovo con la sua prepotenza. Si stava in questi giorni addietro un po' più
contenti almeno si nutriva buona speranza che il prossimo Natale sarebbe venuta
la quiete dopo tanta burrasca, e che tutti riuniti nella loro famiglia potevano
sistemarsi e dimenticare le passate sofferenze...
6 gennaio
...Poco fa ho avuta la
tua cartolina del 31 dicembre, e l'amata lettera del 1° corrente. ora che sei
in altro posto confessi il pericolo che correvi aggregato negli alpini, e ora
chissà in quale pericolo sei, e che fatica dovrai fare, è inutile, io non sono
una bambina, capisco e rifletto, che la guerra è guerra, e non si scherza, e
comprendo pure che fare la guerra costì, in siti scabrosi, in mezzo alle aspre
montagne, mi figuro che vita dovrete menare costassì, e Dio solo sa come io
prego il nostro Bettino acciò ti sia sempre a fianco... ...Tu mi descrivi, che
ora costì stai bene, ma chissà; io sebbene,credimi, cerco di mantenermi
tranquilla più che posso pure però, non ti nego che continuamente dei brutti
presentimenti. Nella tua lettera non mi spieghi il tuo nuovo indirizzo, io
questa lettera la dirigo allo stesso posto di prima, tu però fammi sapere
subito qualche cosa... ...Oggi ricorrendo la tradizionale festa dei bambini,
la, befana,la nostra Milena ha messo la calzetta attaccata al posto tuo.
Giacché tutte le feste per noi sono state senza nessuna considerazione ho fatto
in modo di far festeggiare questa festa alla nostra bambina dicendogli che la
befana è venuta dal fronte, e ci ha portato dolci e giocattoli...
7 gennaio
...Questa mattina ho
avuta la tua cartolina del 2 corrente dove mi dici che seguito a mandarti le
mie notizie all'indirizzo degli Alpini, difatti ho sempre seguitato a inviarti
i miei scritti costì. Però, perché tu non mi spieghi se costì ci rimani per
sempre??... col nuovo anno sono venute fuori delle leggi che anche i vecchi
rimangono e dicono che mai si ricordano una epoca simile. Tutti i macelli, il
giovedì e il venerdì sono chiusi ed è proibita qualsiasi vendita di carne sia
cruda che cotta, di spacciarla, ne nelle trattorie e nelle case private, sotto
pena di multa. Il pane e le farine, è proibita la vendita dall'una pom fino
alla sera di ogni giorno, insomma la vendita è permessa solo nella mattina,
l'olio si vende ora L 3 il litro, il maiale incomincia da una lira fino a 24
soldi la libra. Tutti i mercati in piazza c'è il carnevale perché non si può
avere né grano né granoturco. Ieri è uscito un manifesto che dice;: tutti
proprietari che hanno le case affittate sono obbligati subito a denunciarle. Si
è messa una nuova tassa in quelle famiglie che hanno persone di servizio e
anche una tassa su tutte le persone di servizio. Nel giornale di pochi giorni
fa, vi era un articolo che diceva: la grave imposta per il 1917. Nel
916, ho pagato di ricchezza mobile L 18,50 ogni bimestre e nell'ultimo scorso
dicembre in più L 7,50 di fuocatico per te. La popolazione anche in Italia non
vive più in quiete come una volta perché non solo le famiglie sono prive di uomini
ma gira la voce che mancano due mesi di spesa all'Italia...E' aumentato proprio
tutto, sarà Dio che ci da forza e coraggio, altrimenti sarebbero guai. Il
giornale di oggi riportava che alla camera esige da due giorni una gran
conferenza per il trattato di pace, e c'era pure un articolo che diceva che
anche l'Austria ha chiesto e desidera grandemente la pace per emanciparsi dalla
Germania. Come desidero la fine!...
10 gennaio
...mi sembra, se non mi
sbaglio, che ricorreva il tuo compleanno. Mi passò inosservato senza inviarti
un augurio, e questo non perché io non penso a te, ma con i troppi travagli
della guerra la mente è confusa, ed alle volte si rimane intontiti... Dopo la
splendida giornata di lunedì ne successe ieri una abbastanza piovosa, ed oggi sembra
un tempo da lupi e l'aria scura e piove senza tregua... Ma che vuol dire che la
corrispondenza non te la fai venire dove sei ora? forse ci stai per pochi
giorni? Ma perché, Peppino mio, non cerchi di andare in qualche ufficio a
scrivere e farti nominare stabile? Come mi si agita la mente...Lo sai? Jano mi
ha raccontato i gravi pericoli che avete corso quando stavate agli Alpini
l'estate passata. Come posso stare tranquilla così?... Certo vivrei più calma
saperti in un ospedale, (per sciocchezza s'intende), che in mezzo al ghiaccio,
a faticare e con il pericolo. Non ti pare? E' proprio cos' la sfortuna ci
seguita come meglio può. Si leggevano giorni indietro articoli di pace, ora
invece si parla di guerra peggio di prima...Non vedo l'ora di rivederti...
11 gennaio
...Proprio ora mi hanno
consegnato la tua cara cartolina che porta la data del 6 corr. Mi dici Che
forse ti lasceranno effettivo in cotesto reparto dove ora sei stato aggregato.
Ma perché non mi spieghi che reparto è? Se ancora sei conducente, e se corri il
pericolo di andare a combattere?! Tu nulla mi spieghi, ed io vivo in una grande
agitazione, ma ti hanno mandato più lontano e stai più vicino a San Vito dove
eri prima......Dal tuo nuovo indirizzo però non ci capisco proprio niente. Per
combinazione il bollo postale l'anno fatto proprio dove tu hai segnato il nome
del reggimento; e io capisco: (Centrovia) di nuovo ti prego di volermelo
spiegare. Mi dicesti in un'altra tua che t'avevano messo nella 29° comp.
ausili. del 1° genio, ed ora come mai leggo un'altra volta, 5° gruppo alpino,
nel tuo indirizzo!...Io mi sento fuor di me, in primo, a questi raggiri non ci
capisco più niente, e poi m'accorgo che tu mi vorresti far credere una dolce
bugia per farmi stare tranquilla, invece chissà a quale pericolo ti trovi.
Mentre sto scrivendo, penso che forse questa parola, centrovia, e
rifletto come mai tu, sembra eri addetto alle retrovie?! ed ora? anche da
questo m'accorgo che tu sei, non solo più avanti, ma al pericolo. Non tenermi,
te ne prego niente celato, Mi sento oggi come una pazza. Che destino! quel
giorno che ti mandarono al 5° alpino, perché non dicesti di sentirti male?
Mentre stavo a scrivere così, mi hanno chiamato giù e siccome c'é Attilio
Botticelli venuto a licenza, ci ho domandato che reggimento è questo e mi dice
che si chiama Centuria e mi ha rassicurata che stai bene se ti ci
lasciano per sempre. Tu però, quando tieni un po' di tempo libero, dimmi tutto.
Sarò più tranquilla. Come si può vivere. hai saputo? sono state chiamate le
classi 74 e 75, di 1°, 2° e 3°
categoria; e si vocifera addirittura che forse in primavera succederà un
flagello. Io dico sempre: Bettino mio, vai ad aiutare tuo padre, non ti ci
smuovere mai a fianco. Che brutti, che brutti tempi dovevano venire non ci si
può pensare...
12 gennaio h 9 pom
...Oggi con grande
ansietà ho attesa la tua lettera che mi dici nella cartolina di ieri. Io non so
come mai la nostra corrispondenza deve giungere così tardi, mentre a tanti ci
giunge tanto presto. Oggi, per esempio 12 gennaio, io sono al corrente di tue
notizie fin dal 6; è inutile, l'agitazione mi perseguita. ieri sera lessi una
lettera di Cristino diretta a Concetta, che così diceva: "finalmente ho
saputo dal compare notizie più precise. Sebbene lui faccia una vita faticosissima,
pure mi si assicura gode buona salute..."... Tu poi mi dici che stai
contento e bene, se sapessi che delizia è per me sapere che stai facendo una
vita faticosa...Ah! Peppino mio, se ci avessi dato retta l'anno scorso a quest'ora saresti tornato pure tu, ed è
sempre meglio comandare che essere comandato. E poi non posso darmi pace, come
il destinaccio ci perseguita. Proprio tu a capitarci di fare questo tragitto,
mentre quasi tutti i tuoi compagni ancora sono a San Vito. Tu sei buono, e
tutti se ne approfittano..[...] cerca di fingere, come fanno tanti. hai
capito???... Non posso darmi pace; come siamo sfortunati, hanno tempo i
giornali a declamare della fame in Germania e in Austria, piuttosto, la fame è
qui da noi e che brutta crisi si prevede...in primavera, se sapessi quali e
quante precauzioni stanno prendendo...Sono guai...
14 gennaio
...Io vivo ore
d'angoscia, l'ultima tua cartolina, che porta la data del 6 l'ho ricevuta
quatto giorni fa. Insomma sono 8 giorni oggi che son priva di tue care notizie.
Nell'ultima tua, mi dicevi domani ti scriverò una lettera; io l'ho attesa, ma
ancora non la vedo. Mille e tristi pensieri mi si affollano alla mente. E'
inutile, non c'è da illudersi, sono quasi 20 mesi che siamo divisi, tra poco fa
un anno che venisti a licenza. O' continuamente fisso nella mente che tu sei al
pericolo, e così è; sono urtata fino alle midolla e due giorni che sono priva
di tue notizie mi sento pazza e avvilita. Questa mattina, con le lagrime agli
occhi e il cuore gonfio da non poterne più mi sono recata al telegrafo ed ho
fatto un telegramma con risposta pagata al comandante del 5° gruppo alpino,
chiedendo tue notizie. Forse sarò malata di nervi, ma io credimi non ero per
resistere allo sfacelo della guerra, e non cessa. Noi stiamo bene, dimmi tutto
di te, senza nulla celarmi, non desidero lunghi scritti, mi basta un sol rigo,
saperti bene e nulla più...
17 gennaio
...Ieri sera con
l'ultima posta ebbi le tue care cartoline dell'11 e del 12, dove con dispiacere
apprendo che neanche tu ricevi i miei scritti, questa tardanza tanto nella mia
quanto nella tua corrispondenza sarò dipeso dalla stessa ragione della neve... Qui
fa un freddo cane e certo mi figuro che cosa dovrà essere costì. Avevo sempre
dimenticato di domandarti, se ti sono fatti i geloni alle mani e ai piedi, e se
ti da fastidio a camminare. Mi ricordo poi, che tu consigliavi sempre tuo
fratello Giggi ad addurre una scusa per ottenere la riforma, e tu non saresti
capace, Peppino mio, di dire sempre una cosa, per ottenere anche tu lo stesso
scopo? L'estate scorsa quando eri all'ospedale, te la perdesti, essendo che si
trattava di stomaco, potevi simulare e soffrire per ottenere in ricompensa il
ritorno a casa. Io penso che tu forse sarai contento più di fare la vita
militare che di tornare, dimmi la verità...
18 gennaio
...Proprio ora ricevo
la tua cara cartolina del 13 e l'amatissima e gradita lettera del 14. Ecco: è
proprio così: leggendo ed avendo spesso le tue buone notizie mi sento calma e
tranquilla, mentre se sono priva dei tuoi scritti tre o quattro giorni, non mi
sento più i sentimenti a posto, e non do requie a me stessa. Certo però che ora
con quest'altre chiamate si vive ancora con più agitazione di prima. Il mio più
grande pensiero, ho sempre timore che ti mettessero a combattere prego sempre e
fo voti che Dio e la Vergine santa, compreso il nostro angioletto, interceda
per te, e per la tua salvezza. In queste partenze sono stati esclusi tutti quei
genitori che hanno quattro figli minorenni. E' partito Picetta, sor Paolo Brocchi,
Cherubino Lauroni; insomma ce ne sono un bel po'. Toccava anche a Pietro lo
sediario, per ora se l'é salvata per i figli. Questa mattina qua corre voce che
abbiano chiamate 73 e 73, chissà se è vero? Non ci rimane proprio nessuno,
levati questi ragazzi del 98, non c'è proprio più un uomo. Vincenzino scrisse
il 6 corrente, porta l'ultimo suo scritto, dicendo che lui andava in un
paesetto a riposo, e non ha più scritto, diceva che stava bene. Qui la
temperatura si mantiene fredda assai e che cosa sarà costì?...
19 gennaio
...Questa notte qui ha
nevicato e fa un freddo del diavolo. Mi è impossibile descriverti la festa che
ha fatto Milena nel vedere la neve; mai non si stanca di guardarla e rimirarla,
tanto che io le ho detto: se tanto ti piace la neve, perché non vai insieme con
papà, lì ce n'é quanta ne vuoi, essa sai che ha risposto? Lo sto aspettà papà, ci voglio andare insieme,
perché non mi viene a pigliare? Poi è venuto a salutarmi Nicola Campanari, è
venuto a licenza per sei giorni ha intavolato una conversazione con Milena che
non finiva più... Mi dice Nicola, che lui la fatica se la scansa sempre e si
mette sempre indietro; concludeva; che sta facendo il signore, e bisogna esser
furbi più che si può. Tu, Peppino mio, imitalo, e dammi retta: o inventa
qualche trappola per la riforma, oppure cerca di poter entrare in ufficio a
scrivere e fatti nominare effettivo. Come mai non ti è riuscito di far capire
ai tuoi superiori della tua istruzione? Ti manca proprio l'astuzia e la
furberia... Non dirmi più che è un divertimento andare con la slitta sul
ghiacciaio, che bel divertimento????....Ieri sera scrisse tuo fratello dice che
sta a riposo ed è più di una settimana che marca visita per i geloni ed è stato
sempre riconosciuto. Cerca di venire per Carnevale così ci divertiremo a
mascherare Milena, verrai, non è vero?...
20 gennaio
...Da domenica che feci
un telegramma con risposta pagata al comando del 5° gruppo alpino, per avere
tue notizie ed ancora non vedo alcuna, indovina? Sto pensando, che ti mandassero
a licenza? che ne dici? Magari fosse vero!...mi sembra un secolo che non t'ho
visto... Io ho un gran pensiero siccome qua fa un freddo insopportabile, mi
figuro che sarà costì da te; quando ti sentissi subito un piccolo
malessere marca visita, capisci? quanto.
oh! quanto ti desidero una malattia che potesse presto farti far ritorno a me
per sempre...
22 gennaio
...Ricevetti la gradita
illustrata recantimi gli auguroni per il mio compleanno, te ne ringrazio dal
fondo del cuore. Ricevetti pure la cartolina del 15 e quella del 17; e quello
che grandemente mi consola è il saperti in ottimo stato. Però una cosa non
posso arrivare a comprendere; com'é che mi dici che ora sei aggregato al genio,
e perché nel tuo indirizzo ci si mette 5° gruppo Alpino? Costì dove ora ti
trovi c'è il pericolo come quest'estate passato?! E con la slitta tutti i
giorni devi uscire? maledetto destino, non avrei mai sospettato nella vita un
fatto simile. Il saperti continuamente in mezzo al ghiaccio, esposto ai
pericoli. sottoposto alle dure fatiche e le più aspre disagiatezze, credimi,
Peppino mio, tante volte cerco di divagarmi a scacciarmi questo pensiero, certi
momenti mi sento pazza. Almeno prima si leggeva sui giornali che stavano
trattando la pace, e si nutriva una buona speranza, ma ora non si parla più di
niente, guerra, e i grandi preparativi che si stanno facendo per la primavera.
Tante volte sento dire: guai a chi si trova avanti a un altro paio di mesi, io
mi sento una mano gelida al cuore, e mi sento soffocare il respiro, il pensiero
mi vola a te e Bettino, e con le lagrime agli occhi dico: figlio mio, prega e
proteggi tuo padre...Mentre ti scrivo, Milena è qui accanto, si diverte con i
giocattoli che ci ha portato la befana. Ogni tanto ci dico: papà s'é fatto
vecchio, lo sai? essa grida, non se lo vuol far dire. Papà mio è bello e
nuovo. Ma se vedessi com'è smorfiosa e ambiziosa; come ci pretende a vestir
bene, com'é bella colorita sembra una rosa, svelta nel parlare, che tante volte
non si capisce e come cammina, sembra già una signorina...
23 gennaio
...Da questa notte
soffia in vento non mai inteso, accompagnato da continua pioggia. Il tempo di
qua non mi spaventa, ma penso costi è a te mia vita e mio tutto. Chissà che
tempo farà dove tu sei, e chissà quanto soffri...No, amore mio, io più non
trovo la tranquillità perché sono più che convinta del tuo soffrire... Tu,
Tesoro mio, perché non ti fai fare il diploma della licenza ginnasiale e
qualunque requisito che potesse portarti giovamento. Di ai tuoi superiori che
tu facevi il negoziante e avevi studiato e per questo non sei adattato a fare
questa vitaccia, almeno ti mettessero in ufficio...Oggi è venuto un viaggiatore
di Nugari, non è più Vincenzo Sealena che noi conoscevamo, ora questi trovasi
anche lui richiamato, è venuto al posto di questi un giovanotto riformato. E ha
raccontato che lui al principio della guerra perdette un fratello di 25 anni,
lui fu richiamato a maggio del 1916; e diceva: - figuratevi con che slancio io
dovevo partire con il lutto nel cuore...partii forzato, ma con certe idee, non
ho fatto mai nessun servizio, quando mi dicevano una cosa, io facevo il
contrario, mi sono buscato rimproveri, carcere e fino le botte, finalmente ho
avuto la soddisfazione di essere riformato. Ci ho raccontato della tua malattia
dell'estate passata e mi dice che tu allora te la perdesti...
24 gennaio
...Son diversi giorni
che non ti scrivo, però la ragione è questa: Siccome in una tua del 14, mi
dicevi che doveva arrivare Ceccarelli e mi avrebbe portata una lettera, io aspettavo
per scriverti: e poi siccome la tua cara corrispondenza è tardata a giungere ho
sospettato che tu volessi farmi un'improvvisata. Ieri sera mi giunsero le tue
in data del 16 e del 18...
24 gennaio (seconda
lettera)
... Questa mattina con
la prima posta mi sono giunte le tue care cartoline del 18, 19 e 20. Nella tua
del 20 mi fai chiaramente comprendere che ti dispiace assai che io sono
agitata, certo capisco pure da me, che è troppa, però Peppino mio capirai pure
tu, che la cosa che va a lungo piglia vizio, tutti credevamo che si trattasse
di giorni, ma qui non bastano neanche i mesi, ci vonno gli anni, non è forse
vero?! Tu non me lo dici e fai per darmi coraggio, ma l'agitazione non è
solamente nell'animo mio il più della popolazione vive così... Da tanto che si
prega non si viene a fine di niente, si vede che Dio vorrà la distruzione
dell'umanità...
25 gennaio
...Questa notte, son
partiti una trentina, tra giovanetti e uomini sui quaranta anni, tutti diretti
a farci i lavori di difesa in zona di guerra. La tua lettera di stamane, mi ha
messo tanto di quel buon umore che non avevo più da tanto tempo. Lo vedi, ora
come ricevo regolare la tua cara corrispondenza? fosse sempre così, non ti
farei più lagnare e dirmi che il tuo desiderio è il sapermi contenta e
tranquilla... Dunque, come dici, verresti quà appunto per carnevale, meno male,
almeno questa è una ricorrenza allegra, e così faremo appunto carnevale
(sottolineato tre volte) pure noi; ma poi viene al quaresima, che di
consueto sono 7 settimane, ma e, per noi quanto sarà lunga????? questo è un
osso duro, ma davvero senza scherzare auguriamoci che presto abbia fine questa
scena. Quante dolci speranze sogno dopo la guerra, ma la base principale è che
tu presto ti occupi in qualche modo di tirare avanti la famiglia e vivere in
dolce armonia e pace, che senza una situazione, ogni bel sogno fallisce... Il
burro quà si paga anche 24 soldi la libra, ma però non si può avere, ci sono
quà tanti articoli che non si possono avere e i prezzi aumentano giorno per
giorno. Ai tempi d'oggi per avere della merce che prima ci bastava un lira, ora
ce ne vogliono cinque e neanche si è soddisfatti. Se la guerra non cessa, la
miseria fiocca. La nostra Milena, è continuamente occupata nei suoi giocattoli,
oggi ci ho detto: voglio scrivere a papà che tu mi fai angustiare, mi è rimasta
a guardare, poi ha risposto papà mi vuole bene, perché scrive sempre, tanti
baci alla cara Milena, arrozza tu. Se la sgrido mi si rivolta come una vipera,
e dice: quando arriva papà ce lo dico, ti faccio accide, piglia un pezzo
di carta e tutta seria; mo ci vado ascrivere Ragiona come una grande, non vedo l'ora che
vieni, rimani a vederla,...
Ps
Avevo chiuso la
presente quando mi è giunto questo telegramma che ti rimetto, va bene che da te
ho avute notizie, questo metterebbe alla costernazione. Tu dici, di essere alla
Centuria, e questo mi telegrafa che non esisti in questo reggimento, che vuol
dire? Rispondimi subito, e dammene spiegazione, credevo proprio che mi portasse
la notizia che tu arrivassi...
26 gennaio
...ieri sera, dopo
averti scritta la solita lettera, mi misi a letto, ma era tanto il freddo che
sentivo, che passò la mezzanotte, e non potevo arrivare a prendere sonno.
Pensavo: se ora ci fosse Peppino, questo non mi accadrebbe...mi addormentai con
quel pensiero, e questa notte ti ho sognato: Mi pareva di essere abbracciata
con te, tanto forte da farmi male; ma nel mentre ero al più bello si sono
svegliata, ed ho dovuto farmi persuasa della realtà...Non ho sofferto mai
tanto... Tu dovresti informarti se i soldati dopo che sono stati 6 mesi a zona
di guerra hanno il diritto di tornare indietro. Me l'ha detto un soldato che è
venuto dal fronte. Se fosse vera questa legge ce la faremo contare. Oggi non ho
avuto nulla de te, spero domani sentire sempre buon notizie, così sono più
tranquilla...
28 gennaio
...Da una splendida
giornata di l'altro ieri, ne successe una piovosa e rigida, oggi poi non te lo
so descrivere che tempo fa; piove continuamente e c'é un umidità che entra
nelle ossa, giù alla mia cucina per terra è tutto bagnato, in faccia alle mura
ci scorre l'acqua, mi viene tanta tristezza entrandoci, che credimi non ho
voglia di fermarmici neanche un istante per fare un boccone da mangiare. La
nostra Milena sono costretta a tenerla tutto il giorno alla camera da letto,
che anch'essa è abbastanza rigida. Non mi riscaldo mai, ho continuamente
freddo, e certi momenti mi trema la vita che ho paura mi si dovessero smuovere
i nervi. Sono stata sempre freddolosa, ma ora...
29 gennaio
...Ieri sera con
l'ultima posta ebbi la tua amata cartolina del 23, e non puoi credere come se
sia rimasta contenta, e nell'istesso tempo mi sento tranquilla. Grande e
immenso è il mio desiderio di rivederti, non solo per rifarmi un po' con te,
unico mio bene e speranza, e poi se sapessi, quante cose ho da
dirti!..Accidenti proprio alla guerra e a chi l'ha messa, dobbiamo tutto
combinare e sapere un po' del nostro avvenire. Il mio primo e grande desiderio
è che presto abbia fine questa strage; se Dio ci aiuta presto dovremo lasciar
Veroli, nessuna cosa mi attrae qui, ma di giorno in giorno mi viene l'idea di
abbandonarlo, ah! l'avessimo fatto prima!... Se vedessi, e poi quando vieni,
tutto ti narrerò a voce, quante donne partono e vanno in America a raggiungere
lo sposo!..Ed anche ragazze. Che cosa stiamo facendo ora in Italia? a morir
proprio di fame nel vero senso della parola e chi ha qualche soldo bisogna che
se lo mangia. Di pace più non se ne parla, si dice che diverse valanghe di neve
hanno atterrato parecchie centinaia di giovani, specie di Alpini, ci sono
capitati diversi del circondario di Frosinone, tra i quali anche tre di Veroli
ed uno sarebbe Costantino Ialiozzi il figlio di Rino, quello che lavorava da
orefice con tuo fratello Nazareno, Questo poi era al [...]: che un'armata di
conducenti tutti col mulo erano stati travolti dalla neve, ed alcuni di essi
furono diseppelliti dagli austriaci e fatti prigionieri...
[Breve nota per il lettore. La trascrizione e la pubblicazione degli estratti dalle lettere di Margherita del Nero, mia nonna materna, occuperà tempo; per questo motivo i post saranno intervallati da altri post più specifici sul tema del rapporto tra fotografia e Prima Guerra Mondiale. Nella trascrizione dei brani tratti dalle lettere non è stata apportata alcuna modifica nell'ortografia, nella punteggiatura, nelle sottolineature e nella sintassi.]
©StefanoViaggio2015
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